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LITURGIA

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Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:



  Giovedì della XV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

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Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde
DO154 ;
La prima lettura ci dà una rivelazione misteriosa di Dio, e gli esegeti non si stancano di ricercare il senso preciso di questa espressione, discutono indefinitamente per sapere che cosa significa questo "éheyé asher éheyé", come si dice in ebraico. "Io sono colui che sono", "io sono chi sono", e altre traduzioni ancora sono possibili, ma è certo che Dio in seguito nomina se stesso come "IoSono": "Dirai agli Israeliti: "IoSono" mi ha mandato a voi". il nome di Dio è misterioso: "IoSono". Egli non può rivelarsi se non così all'uomo, in prima persona: "Io sono". Questa è senza dubbio la più profonda rivelazione di Dio. Dio non può essere nominato come un oggetto; è lui che deve "nominarsi" nella nostra vita, è lui che fa sentire la sua presenza, è lui che rivela il suo essere: "IoSono". E non si può parlare di Dio in altro modo, bisogna che sia lui a parlare di sé. "IoSono mi ha mandato a voi". E continuamente nella vita egli dice a noi, come ha detto a Mosè: "IoSono".
"Io sono". Questo lo mette nello stesso tempo lontanissimo e vicinissimo a noi. Molto lontano perché questa affermazione: "Io sono" è il contrario di quello che noi possiamo dire di noi stessi. Noi non possiamo che constatare i limiti del nostro essere e continuamente siamo chiamati a dire: "Io non sono". Se siamo sinceri, dobbiamo confessare che veramente non siamo. Siamo talmente limitati, talmente deboli, talmente impotenti! In ogni momento dobbiamo convenire di non essere all'altezza degli avvenimenti, di non essere capaci di fare ciò che sarebbe necessario, di non essere fedeli, di non essere generosi. E Dio, all'opposto, dice continuamente: "Io sono", senza limite alcuno. E la sua rivelazione. E dunque molto diverso da noi. E nello stesso tempo ci è vicinissimo, perché dicendo: "Io sono" dice: "Io sono qui, Io sono presente, sono vicino a te, sono con te". Infatti in questo testo egli si rivela come il Dio dei padri, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, come colui che vuol liberare, colui che vuol far cessare l'oppressione, che vuol far uscire il suo popolo dall'Egitto dove è umiliato, verso il paese dove scorre latte e miele. La presenza di Dio è una presenza intima, soccorrevole.
"Io sono". Possiamo contare su di lui: questo "Io sono" illimitato è nello stesso tempo un "Io sono con te", come egli dice in altri testi.
Questa misteriosa parola, "Io sono" è stata ripresa da Gesù per rivelare in modo paradossale di essere egli stesso Dio. Ha detto ai suoi avversari: "Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono" (Gv 8,28), e ancora: "Se non credete che Io Sono morirete nei vostri peccati". L'adesione a questa rivelazione di Dio è radicalmente indispensabile per uscire dai nostri peccati, per uscire dai nostri limiti umani. Al momento del suo arresto Gesù ha ripetuto ancora questa parola. Nel Vangelo di Giovanni la si deve chiaramente comprendere come una manifestazione della sua divinità. "Gesù si fece innanzi e disse loro: "Chi cercate?". Gli risposero: "Gesù, il Nazareno". Disse loro Gesù: "Sono io!"". Come succede spesso nel Vangelo giovanneo, queste parole hanno il significato ordinario: "Gesù di Nazaret sono io" e nello stesso tempo un significato più profondo: "Io Sono, in unione con il Padre".
Gesù si è dunque rivelato come il Nome del Padre, e si è rivelato, paradossalmente, nel momento in cui, in un certo senso, egli si spogliava della sua divinità per essere soltanto un uomo che soffre. Ma così egli ha realizzato in un modo più profondo la presenza di Dio al centro dell'esistenza umana.
Così egli ha dato un profondo significato al suo invito: "Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo su di voi; imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero".
Perché è dolce il giogo del Signore Gesù, perché il suo carico è leggero?
Possiamo rispondere: perché "Io Sono", Gesù, ha portato la presenza di Dio fino al fondo della nostra miseria, morendo sulla croce per noi e con noi, prendendo su di sé tutti i nostri dolori. Da allora possiamo davvero ascoltare la parola di Dio: "Io Sono! " in qualunque circostanza. Per quanto oppressi siamo, possiamo, dobbiamo sentire Gesù che ci dice: "Io sono! Sono vicino a te, sono con te in questa difficoltà, in questa angoscia. Non c'è angoscia umana che mi rimanga estranea, perché Io sono per sempre nel cuore dell'angoscia umana". Ecco perché il carico del Signore è leggero: si è sempre in due a portarlo, perché egli lo porta con noi.
"Io Sono". In Gesù il Dio lontano, il Dio diverso, si è fatto vicino, si è identificato con noi per poterci dire: "Io sono con te, Io, il Dio che era, che è, che sarà".

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Antifona d'ingresso
Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al mio risveglio mi sazierò della tua presenza. (Sal 17,15)


Colletta
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

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Prima lettura

Es 3,13-20
Io sono colui che sono! Io-Sono mi ha mandato a voi.

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, [udendo la voce del Signore dal mezzo del roveto,] Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”».
Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.
Va’! Riunisci gli anziani d’Israele e di’ loro: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, mi è apparso per dirmi: Sono venuto a visitarvi e vedere ciò che viene fatto a voi in Egitto. E ho detto: Vi farò salire dalla umiliazione dell’Egitto verso la terra del Cananeo, dell’Ittita, dell’Amorreo, del Perizzita, dell’Eveo e del Gebuseo, verso una terra dove scorrono latte e miele”.
Essi ascolteranno la tua voce, e tu e gli anziani d’Israele andrete dal re d’Egitto e gli direte: “Il Signore, Dio degli Ebrei, si è presentato a noi. Ci sia permesso di andare nel deserto, a tre giorni di cammino, per fare un sacrificio al Signore, nostro Dio”.
Io so che il re d’Egitto non vi permetterà di partire, se non con l’intervento di una mano forte. Stenderò dunque la mano e colpirò l’Egitto con tutti i prodigi che opererò in mezzo ad esso, dopo di che egli vi lascerà andare».

Parola di Dio

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Salmo responsoriale

Sal 104

Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca.

Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco.

Dio rese molto fecondo il suo popolo,
lo rese più forte dei suoi oppressori.
Cambiò il loro cuore perché odiassero il suo popolo
e agissero con inganno contro i suoi servi.

Mandò Mosè, suo servo,
e Aronne, che si era scelto:
misero in atto contro di loro i suoi segni
e i suoi prodigi nella terra di Cam.

Canto al Vangelo (Mt 11,28)
Alleluia, alleluia.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi,
e io vi darò ristoro, dice il Signore.
Alleluia.

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Vangelo

Mt 11,28-30
Io sono mite e umile di cuore.


+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli, accettare il giogo di Cristo significa scoprire la libertà, la gioia e la pace. Per questo, preghiamo insieme e diciamo:
Liberaci, o Signore.

Dio, fonte dell'unità, fà maturare i gemiti dello Spirito presenti nel mondo verso Cristo, principio e fine di ogni cosa. Preghiamo:
Dio giusto, rendi la tua Chiesa ovunque lievito di liberazione, capace di vedere le ingiustizie e di svegliare i rassegnati. Preghiamo:
Dio dei nostri padri, aiuta il tuo popolo a testimoniare al mondo che tu sei vicino ad ogni uomo con amore fedele. Preghiamo:
Dio Salvatore, dà ad ogni uomo che lavora la certezza di costruire un mondo nuovo con te. Preghiamo:
Dio consolatore, aiuta i poveri, i malati, gli ultimi, con il dono della fiducia in te. Preghiamo:
Per i giovani del nostro quartiere alla ricerca di una loro identità.
Per chi è tentato dal potere, dal denaro e dalla gloria.

Dio dei nostri padri, ogni giorno della nostra vita ci fai fare l'esperienza della tua fedeltà. Apri i nostri cuori all'azione dello Spirito, perché diventiamo tuoi veri figli, per l'amore, la misericordia e la salvezza del tuo Figlio Gesù che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera sulle offerte
Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera,
e trasformali in cibo spirituale
per la santificazione di tutti i credenti.
Per Cristo nostro Signore.


Antifona di comunione
Il passero trova la casa, la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.
Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi. (Sal 84,4-5)

Oppure:
Dice il Signore: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue,
rimane in me e io in lui”. (Gv 6,56)


Preghiera dopo la comunione
Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa,
fa’ che per la comunione a questi santi misteri
si affermi sempre più nella nostra vita
l’opera della redenzione. Per Cristo nostro Signore.


O M E L I E
a cura di
Qumran2.net

Movimento Apostolico - rito romano     (Omelia del 20-07-2017)
Imparate da me, che sono mite e umile di cuore
Ascoltando le parole di Gesù sembra di ascoltare le parole che la sapienza rivolge ad ogni uomo. Da questo ascolto viene la vita, perché è la sapienza la madre di ogni vita. «A voi, uomini, io mi rivolgo, ai figli dell'uomo è diretta la mia voce. Imparate, inesperti, la prudenza e voi, stolti, fate ...
(continua)
Movimento Apostolico - rito romano     (Omelia del 16-07-2015)
Prendete il mio giogo sopra di voi
Ascoltando l'invito che Gesù oggi rivolge ad ogni uomo: "Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi ristorerò", sembra di ascoltare il grido accorato di Dio rivolto al suo popolo e all'intera umanità. Dio non parla solo ai figli di Israele, ma ad ogni uomo, così anche la sapienza i ...
(continua)
Movimento Apostolico - rito romano     (Omelia del 17-07-2014)
Imparate da me, che sono mite e umile di cuore
Il mondo è stanco, si trascina di oppressione in oppressione. Stanchezza, affaticamento, oppressione sono il frutto del suo peccato, della sua trasgressione, della sua grande disobbedienza alla Parola, al Comandamento, alle Beatitudini, al Vangelo. La stanchezza dell'uomo è perché il suo spirito non ...
(continua)
Movimento Apostolico - rito romano     (Omelia del 19-07-2013)
Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio
Gesù è solo il Mediatore nel dono della vera legge, della legge evangelica, del comandamento nuovo, ma anche il vero interprete della Legge antica. Lui è insieme Autore e Interprete, Datore e Maestro, Dono e Spiegazione del dono. Chi vuole conoscere secondo verità la volontà di Dio manifestata e con ...
(continua)
Paolo Curtaz     (Omelia del 18-07-2013)
Commento su Mt 11,28-30
Andiamo a lui, noi che siamo affaticati ed oppressi. Andiamo a lui noi che portiamo dei macigni nel cuore, che non capiamo, che non abbiamo risolto i grandi interrogativi della vita. Andiamo a lui noi che siamo travolti dalle disgrazie, dalla malattia, dal dolore, dopo averli strenuamente combattuti ...
(continua)
Monaci Benedettini Silvestrini     (Omelia del 18-07-2013)
Io sono
Mosè comprende quanto sia ardua l'impresa alla quale il Signore Dio lo manda. Vorrebbe rinunciare a questo incarico opponendo tante difficoltà che prevede nella loro realtà sia da parte del faraone come da parte del suo popolo, di dura cervice. Gli si obietterà: Chi ti manda a liberarci? Come si chi ...
(continua)
Riccardo Ripoli     (Omelia del 18-07-2013)
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò
L'Associazione sta crescendo, le responsabilità aumentano, i problemi da affrontare sono sempre di più, le battaglie da combattere si moltiplicano. Anche le iniziative sono tante e a volte non è facile stare dietro a tutto, anche perché al primo posto ci sono i bambini che richiedono tanto tempo e t ...
(continua)
Movimento Apostolico - rito romano     (Omelia del 18-07-2013)
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero
Ciò che Dio si è rivelato nell'Antico Testamento per il suo popolo, Gesù lo è per ogni uomo. Dio si è manifestato come il Datore di ogni dono di vita. Tutto è da Dio. O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senz ...
(continua)
Paolo Curtaz     (Omelia del 19-07-2012)
Commento su Matteo 11,28-30
I piccoli, gli umili, gli sconfitti capiscono le cose del Regno. Non i religiosi, né i sacerdoti del tempio. Questa scoperta ha stupito Gesù che ha lodato il Padre per questa logica inattesa. E proprio ai piccoli Gesù si rivolge e li invita ad andare a lui. Sì, amici, andiamo a lui, proprio perché s ...
(continua)
Movimento Apostolico - rito romano     (Omelia del 19-07-2012)
Imparate da me, che sono mite e umile di cuore
L'Antico Testamento ci insegna che la vita dell'uomo scaturisce dalla conoscenza e dall'accoglienza nel suo cuore della sapienza. È questa una vera profezia. La sapienza forse non chiama e l'intelligenza non fa udire la sua voce? In cima alle alture, lungo la via, nei crocicchi delle strade si ap ...
(continua)
Movimento Apostolico - rito romano     (Omelia del 14-07-2011)
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero
Il peccato opprime. Il vizio stanca. Il male ci sfibra. La trasgressione dei comandamenti ci divora. La violazione della legge santa di Dio ci uccide quotidianamente. Oggi viviamo in una società oppressa, stanca sfibrata. L'umanità è seriamente ammalata non solo nell'anima, ma anche nel corpo e nell ...
(continua)
Movimento Apostolico - rito romano     (Omelia del 15-07-2010)
Imparate da me, che sono mite e umile di cuore
L'uomo, dopo il peccato delle origini, vive un'oppressione mortale. È avvolto da una perenne mancanza. È come se la vita gli sfuggisse di mano. È senza alcun controllo. Soffre di una inquietudine che quotidianamente lo assale e gli toglie ogni pace. Sente un vuoto che lo opprime. Avverte una solitud ...
(continua)
Paolo Curtaz     (Omelia del 16-07-2009)

Andiamo a lui, noi tutti che siamo affaticati e oppressi, ed egli ci ristorerà. In questa rovente estate, il Signore ci invita a passare le vacanze da lui, a prenderci qualche giorno di ferie per ritemprarci, per andare all'essenziale. Ma non abbiate paura: Gesù non propone nessun luogo esclusivo, o ...
(continua)