| Omelia (28-04-2002) |
| don Elio Dotto |
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"Voglio andare a casa" Penso che tutti, in un modo o nell'altro, amiamo la nostra casa. Certo, alle volte la sentiamo anche piccola e stretta: e tuttavia sperimentiamo tutti, ogni tanto, la gioia di poterci ritirare in casa, nella nostra camera, chiudendo fuori, almeno per un momento, le molte occupazioni e preoccupazioni che la vita ci presenta. Anche i giovani – che pure amano "uscire" fuori e girare per il mondo – sentono spesso il desiderio di tornare a casa, per trovare un po' di pace nella propria camera, tra le proprie cose. "Voglio andare a casa" – canta ad esempio Jovanotti, che certo ben esprime i sentimenti di molti giovani d'oggi – "io voglio andare a casa, la casa dove posso trovar pace". Dunque, il desiderio della casa tocca un po' il cuore di tutti. Proprio come accadeva già in quel tempo ai discepoli radunati attorno a Gesù per l'ultima cena, secondo il racconto del Vangelo di Giovanni che ascolteremo domenica (Gv 14,1-12): anche quei discepoli sentivano forte il desiderio di una casa dove trovar pace. In realtà, essi una casa l'avevano trovata proprio il giorno in cui si erano incontrati con Gesù di Nazareth. "Maestro, dove abiti?" – gli avevano domandato all'inizio i primi due discepoli, sulla riva del fiume Giordano; "Venite e vedrete" – aveva risposto loro Gesù, assecondandone subito il desiderio: e quel giorno appunto i due "andarono, videro dove abitava e si fermarono presso di lui" (Gv 1,35-39). Così accadde in seguito per molti altri, nelle diverse città e regioni attraversate da Gesù. All'inizio dunque i discepoli erano stati colpiti dalle parole del Maestro, e avevano deciso di metter su casa con lui. Per questo motivo lo seguivano ovunque andasse: e anche quando a due a due erano stati inviati a predicare avevano sentito forte nel cuore il desiderio di ritornare a casa, da Gesù, per raccontargli ogni cosa (Lc 10,17). Ora Gesù stava per lasciarli: la sua condanna a morte era ormai già scritta, e i discepoli vedevano così andare in frantumi quella casa, quella compagnia che avevano costruito. Il loro cuore, dice il Vangelo, era "turbato" (Gv 14,1): affannato, agitato, proprio come il nostro cuore quando non riesce a trovare una casa tranquilla in cui riposare. Certo, ai discepoli ed a noi Gesù fa intravedere un'altra casa – "la casa del Padre mio" (Gv 14,2) – una casa che ha molti posti, un posto per ciascuno di noi, un posto che ci può davvero dare la serenità cercata. Eppure ai discepoli ed a noi l'immagine di quest'altra casa appare ancora troppo confusa e distante: il nostro cuore rimane turbato, e ci ritroviamo spesso affaticati e spaesati lungo le strade della nostra vita. Perché sarà pure vero che la casa del Padre è bella ed ha molti posti: ma intanto le strade in cui ci troviamo sono piene di affanni e di paure, e non è detto che ci conducano proprio alla casa tanto desiderata. Ma la risposta di Gesù a questo turbamento dei discepoli e nostro non si fa attendere: "Io vado a prepararvi un posto... e del luogo dove io vado, voi conoscete la via" (Gv 14,2.4); infatti "io sono la via, la verità e la vita" (Gv 14,6). Il Signore dunque non solo ci promette una mèta – la casa del Padre – ma addirittura ci anticipa questa mèta nella sua stessa vita. Perché è proprio nella sua vita che si è manifestata la casa benedetta del Padre: nella sua vita, come pure – e soprattutto – nella sua morte e risurrezione, quando il Padre non lo ha abbandonato negli inferi, ma lo ha fatto entrare per sempre nella sua casa. In lui davvero si è manifestata la casa benedetta del Padre. "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Gv 14,9) – conferma infatti Gesù ai discepoli turbati: e dunque anche oggi chi incontra Gesù vede la casa benedetta del Padre, e può da subito camminare verso quella casa cercata e desiderata. Soltanto così possiamo ritrovare la speranza; e possiamo scoprire che il desiderio della casa non può spingerci alla chiusura nelle nostre piccole mura domestiche, ma deve aprirci al Vangelo del Padre, alla promessa buona che il Padre ci ha fatto, oltre le ristrettezze del tempo presente. Il desiderio della casa diventa allora il desiderio di una vita nuova: una vita che inizia oggi, nell'incontro con Gesù risorto; una vita che sa custodire tutti i doni preziosi in essa nascosti; ma anche una vita che guarda avanti, alla casa promessa del Padre. Con una sola certezza: "l'occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia" (Sal 33,18). Una certezza che è davvero già oggi casa sicura per tutti. |