Omelia (03-03-2002)
don Elio Dotto
La stanchezza di chi si accontenta

Stanchezza.
Questa parola ci è sicuramente familiare: penso che tutti, almeno una volta alla settimana, ci sentiamo stanchi, senza forze. E quando c'è la stanchezza, tutto sembra più complicato e difficile: tanto che non riusciamo più a combinare niente di utile, e diventiamo quasi intrattabili con gli altri.
Accadde anche quel giorno al popolo che marciava nel deserto, come leggeremo nella prima lettura di domenica (Es 17,3-7): "in quei giorni, il popolo soffriva la sete per la mancanza di acqua, e mormorò contro Mosé". Gli Israeliti erano stanchi, sfiniti, e si chiedevano dove fosse andato il Signore.
Pure la donna samaritana del Vangelo era stanca (Gv 4,5-42). Stanca di dover andare tutti i giorni a prendere acqua; stanca di suo marito (e lo aveva già cambiato cinque volte!); stanca della fede ricevuta dai padri; stanca soprattutto delle prediche sul Messia, che le sembravano piuttosto inutili...
E anche Gesù era affaticato quel giorno, in Samaria: l'evangelista Giovanni dice infatti che "Gesù, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo". Aveva ormai già percorso tutta la Galilea, la sua terra di origine; e ora iniziava un nuovo viaggio attraverso la Samaria. E faceva tutto questo per una sola ragione: portare dappertutto il Vangelo di Dio, la buona notizia del Padre. "Mio cibo è fare la volontà del Padre e compiere la sua opera" - diceva infatti ai suoi discepoli.
È appunto questa la differenza fra la stanchezza di Gesù e la stanchezza della donna samaritana. Gesù è stanco, ma c'è uno scopo, una direzione, una speranza che sostiene questa stanchezza. Dietro la stanchezza di Gesù c'è il Padre dei cieli, quel Padre che dà il pane quotidiano ai suoi figli, e non li abbandona nell'ora della fatica. E Gesù sa che soltanto il Padre può dargli riposo e gioia. Questa è la sua grande speranza.
Troppo piccola è invece la speranza della donna samaritana: che si preoccupa dell'acqua da attingere, del monte su cui pregare; e soprattutto si preoccupa di evitare quelle domande scomode che gettano luce sulla sua vita ("Va' a chiamare tuo marito..."). Troppo piccola è la sua speranza, come piccola è la speranza del popolo nel deserto, che già ha dimenticato le grandi opere compiute dal Signore in Egitto; come altrettanto piccola è la nostra speranza, chiusa nel nostro limitato mondo, soffocata dalle nostre ricorrenti paure.
Perché proprio qui sta la radice della cronica stanchezza che ci affligge: ci accontentiamo di soddisfare "una piccola vogliuzza di giorno e una piccola vogliuzza di notte" - come diceva il filosofo Nieztsche - e non sappiamo invece che possiamo desiderare una vita eterna, una pace duratura, una gioia piena. Non lo sappiamo, e continuiamo ad accontentarci dei nostri piccoli desideri, ritrovandoci ogni volta da capo stanchi e delusi.
Ma non sarà forse giunto il tempo per osare di più, e per accorgerci che il dono di Dio è più grande delle nostre attese?