| Omelia (07-04-2002) |
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II Domenica di Pasqua Il mistero della risurrezione è il mistero centrale del cristianesimo (CCC 638) ed è alla base di tutto il messaggio neotestamentario: "Se Cristo non è risorto, vana è la nostra predicazione, vana è la vostra fede" (1Cor 15,14). Lo stesso giorno della sua Resurrezione, Gesù va in cerca dei suoi apostoli. Ha fretta di vederli, di rincuorarli, di dare la nuova speranza, di dare il coraggio. Va dai suoi senza disturbarli, Li saluta con affetto, augura la pace, solo la pace! Sa che è di questa che ne hanno più bisogno. Gesù li conosce ad uno ad uno, non si fa illusioni, perciò, non si aspetta di trovarli pieni di fede nella luce di Pasqua. Gesù non fa prediche, non rimprovera nessuno, non sottolinea il loro comportamento, non li umilia. Va loro incontro con la semplicità di chi sa amare e perciò sa dimenticare, con l'attenzione e la premura di chi è disposto ad offrire ai suoi ancora una possibilità di riscatto. Solo l'amore può cambiare i cuori, solo la pace può guarirli. (Maria Chira Carulli). Se gli Apostoli sono nascosti per la paura dei Giudei noi siamo nascosti o chiusi nel nostro egoismo, nella nostra paura, nella nostra miseria, nelle nostre preoccupazioni, nelle nostre illusioni, nelle nostre incertezze. Anche noi come Tommaso vorremo vederlo, toccarlo e verificarlo per credere. Chi, come Tommaso, diserta gli incontri della comunità, non può fare l'esperienza del Risorto, non può udire il suo saluto e la sua parola, non può accogliere la sua pace ed il suo perdono, non può sperimentare la sua gioia, non può ricevere il suo Spirito. Chi nel giorno del Signore rimane in casa, foss'anche per pregare da solo, può si fare l'esperienza di Dio, ma non quella del Risorto, perché questi si presenta là dove la comunità è radunata. E chi non incontra il Risorto come Tommaso avrà bisogno di prove per credere. Anche se, tanti come i contemporanei di Gesù, hanno visto ma non sono giunti a credere. Il vedere è causa di beatitudine, ma non è sufficiente. Sono beati se, mediante l'ascolto, giungono alla stessa meta, la fede. A costoro Pietro rivolge parole commovente: "Senza averlo visto, voi lo amate; sebbene non lo vediate ora, credete in Lui e godete di gioia ineffabile e sublime" (1Pt 1,8). Tommaso con il suo dubbio, ci aiuta a comprendere che la fede è qualcosa di più e di diverso della certezza che nasce dal vedere e dal toccare. Anche oggi Gesù si presenta in mezzo a noi. Siamo capaci di riconoscerlo? Madre Teresa di Calcutta e tanti altri credenti, come hanno visto il volto crocifisso di Gesù, nei fratelli moribondi (crocifissi) che hanno servito, così hanno visto anche il volto del Risorto, nei fratelli che hanno assistito fino alla fine. Gesù ci insegna che è veramente grande colui che si fa piccolo e serve i fratelli, perché solo dove regna la carità e l'amore, Dio è presente. È questa la riscoperta che ogni cristiano deve fare. Signore Gesù risorto, come ai discepoli la sera di Pasqua, mostrati anche a noi. Fa' che vediamo il tuo volto, le tue mani e il tuo costato e sappiamo così riconoscere che sei il Crocifisso-risorto. Fa' che ascoltiamo il tuo augurio di pace... affinché la nostra vita diventi una Pasqua continua che prepara all'eterna Pasqua nel Cielo. |