Omelia (15-12-2002)
Casa di Preghiera San Biagio FMA


Dalla Parola del giorno
Le folle che venivano interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero: «Maestro, che dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogarono anche alcuni soldati: «E noi che dobbiamo fare?». Rispose: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe».

Come vivere questa Parola?
Interessante! A coloro che chiedono le condizioni del battesimo da lui amministrato, Giovanni, il Precursore, ha una risposta molto chiara. In concreto indica dapprima un orientamento che vale per tutti: quello che hai in più (sia nel vestiario che nel cibo) non puoi trattenerlo per te; condividilo piuttosto con chi ha meno di te. Poi si sofferma sulle specifiche esigenze professionali. Ai pubblicani dice di non pretendere niente oltre quanto a loro è giusto sia dovuto. Ai soldati chiede che evitino ogni tipo di violenza e si contentino della paga loro data. Ci chiediamo: non è forse questo accontentarsi di poco, questa sobrietà della vita ciò che è importante proporre anche alla nostra generazione come "novità" che salva?

Così oggi, nella mia pausa contemplativa, mi soffermerò con tanta fede su quell'altra parola di Giovanni Battista: "Costui (=Gesù) vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco". Ecco, il segreto della pace sta qui: entrare nella consapevolezza che nel battesimo che ho ricevuto diventa attivo oggi, se chiedo al Signore che lo Spirito Santo agisca in me e che il fuoco dell'amore vivifichi i miei giorni.

Sì, Signore, l'accontentarmi di quello che ho senza lamentele, anzi il condividere quello che ho in più con chi ha in meno, è segreto di vita sana, rinnovata in Cristo e lieta. Ma è col vigore del tuo Spirito Santo ch'io potrò essere all'opera e riuscire.

La voce di un vescovo serbo-ortodosso
Non ti prego per il mio pane, ma per il nostro pane. Che pane avrei, se i miei fratelli attorno a me fossero affamati? Sarebbe meglio e più giusto se tu mi togliessi un simile pane amaro ed egoistico: la fame è più gradita quando è condivisa con i fratelli.
Nicola Velimirovic