| Omelia (01-07-2000) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento Luca 6,1-5 Dalla Parola del giorno Il centurione disse: "Io non sono degno che tu entri in casa mia. Di' solo una parola e il mio servo sarà guarito". Come vivere questa Parola? Chi parla non è un connazionale di Gesù, ma un centurione romano, uno straniero, dunque temuto e mal visto. A lui, che ha esposto il fatto del servo ammalato, Gesù ha appena detto: "Verrò e lo curerò. Ora, il centurione, nelle sue parole, rivela una fede adamantina e umile. Il Signore ne è ammirato: "Non ho trovato nessuno in Israele con una fede così grande". E aggiunge che nel regno dei cieli molti verranno da oriente e da occidente e godranno la stessa felicità di Abramo e degli altri Patriarchi: "Va' e ti sia fatto secondo la tua fede", dice al centurione. Sono due le verità che emergono: l'assoluta importanza della fede come totale fiducia e il fatto che questa fede non è un privilegio di razza, di condizione sociale e neppure di appartenenza religiosa. La fede è un dono di Dio, ma anche una libera risposta dell'uomo come tale, indipendentemente da qualsiasi sua privilegiata condizione. L'esercizio spirituale di oggi sta nel rientrare al cuore, dove chiedo al Signore di ravvivare la mia fede e nello stesso tempo di non avere pregiudizi e riserve mentali nei confronti di chi è diverso da me per cultura, per razza, per condizione sociale, per religione. Verbalizzerò così la mia preghiera: Signore, so in chi ho creduto e mi abbandono a te. Dilata il mio cuore all'universalità del tuo amare tutti e ognuno, senza esclusione di sorta. La voce di un grande romanziere Bisognerebbe svegliarsi ogni mattina con una fede sempre più stupefatta e un cuore sempre più spalancato a ogni creatura. Graham Green |