| Omelia (17-03-2002) |
| mons. Antonio Riboldi |
|
Signore, se tu fossi stato qui Se davvero, come è da augurarsi e pregare, la nostra Quaresima è stato il tempo favorevole per accostarsi alla verità, ed in fondo alla vera gioia della vita, non è possibile che il Signore non abbia scoperto il suo Volto, accostandoci al grande mistero della Sua Resurrezione, che mette ali anche alla nostra resurrezione. Il male del nostro tempo, carissimi, non è solo quello di vivere una vita senza futuro, una vita svuotata dal nulla del consumismo, che davvero toglie ogni respiro alla santità, ma oscura il grande giorno della nostra resurrezione: ossia ci priva di quella escatologia che ci fa', da una parte avere ben saldi i piedi sulle realtà della terra ma con l'animo già proteso verso l'infinito della vita che è il dopo la nostra morte. E' sempre bene ricordare che ogni uomo, uscito dal cuore di Dio, non per una misera ed inutile esperienza terrena fine a se stessa, che davvero si rivela una valle di lacrime ha da Dio tre vocazioni fondamentali: la prima è quella di avere il dono della vita, come frutto di un Padre che non solo ci ama, ma ci vuole partecipi della sua eredità, che è il cielo: la seconda è il nostro pellegrinaggio terreno, che niente altro è se non un cammino – vocazione – che Dio ha tracciato fin dalla eternità per ciascuno di noi e che è il solo senso della vita; un cammino che è rispondere con l'amore all'amore di Dio nel fare la sua volontà; ed infine il ritorno a casa, la casa del Padre, che avviene nel momento della nostra morte, il passaggio inevitabile dal provvisorio all'eterno. La saggezza dell'uomo, che è meglio chiamare santità, è saper vivere queste vocazioni nel modo migliore. Oggi la Chiesa ci fa riflettere su queste verità, in attesa della Sua Venuta. E' la storia della morte e resurrezione di Lazzaro. Gesù aveva, oltre i discepoli, gli eletti che Lui aveva scelto perché stessero con Lui, fossero suoi testimoni nel mondo, pochi amici veri. Ed è davvero bello sapere che Gesù ha in noi degli amici,...se lo siamo. Ma esserlo ha un grande costo, che vale la pena di pagare, seguirLo, viverLo in profondità, come è nella natura di ogni amicizia. Tra questi, Gesù aveva un amico grande, che era Lazzaro. Una amicizia cosi discreta, che il Vangelo non riporta neppure una sua parola, neppure quando diverrà, come ora, protagonista di un grande evento. Era giunta anche per Lazzaro, come avverrà per Gesù, l'ora di passare al Padre. La sua ora. Così Gesù chiamerà il momento della sua passione, morte e resurrezione, "la sua ora". Un'ora che è la più importante della vita. L'ora drammatica della morte, ossia del passaggio dalla terra, al cielo. L'ora di tutti. Gesù è avvertito che Lazzaro sta male, ma sembra rimanere indifferente o in attesa di quanto doveva accadere. E quando sente che Lazzaro era morto, va con i suoi discepoli a Betania, la casa di Marta, Maria e Lazzaro; la casa dell'amicizia. Appena viene a sapere della sua venuta, Marta gli corre incontro e quasi dolcemente, nel nome dell'amicizia: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto. Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà" E Gesù subito: "Tuo fratello risusciterà. Io sono la resurrezione e la vita e chiunque crede in me, anche se muore, vivrà, chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?" E viene allo scoperto l'amicizia di Marta, la sua piena fiducia: "Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo". Marta va a chiamare Maria, per dirle della presenza di Gesù, l'Amico. E Maria, ripete la stessa frase della sorella: "Se tu fossi stato qui..." E da sfogo alle immense lacrime che aveva nell'anima, un'anima che sembrava non conoscesse misura al dolore. Come Gesù. Gesù conosceva molto bene l'angoscia che tutti proviamo di fronte alla morte. Quando si ama, la persona amata è una parte di noi e se muore è come se morissimo anche noi, Sempre. Baste guardarsi attorno, al dolore di tanti che muoiono e ai loro amici. Un dolore che è l'onore più grande all'amore. Gesù nel Getsemani non nasconde la sua angoscia fino a sudare sangue e fino a pregare il Padre, se era possibile di allontanare quel calice...però "Sia fatta la tua volontà". E la stessa angoscia la prova davanti a Maria; il Vangelo così descrive: "Quando Gesù la vide piangere e piangere anche i Giudei, si commosse profondamente, si turbò e disse: "Dove l'avete posto? Gli dissero: Signore, viene a vedere! Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: Vedete come lo amava!" Quanto è grande l'umanità di Cristo! Come davvero dà ragione e senso giusto all'infinito dolore che prende anche noi quando qualcuno che amiamo ci lascia! Ma Gesù sapeva che la vera morte non era quella corporale, ma il peccato che distrugge l'anima. Quel peccato che Lui era venuto a togliere, per ridare vita eterna alle nostre anime. E lo farà con la sua morte. Una morte che Lui concepiva e soffriva come un lasciare tutto e tutti, e trovarsi a tu per tu con il Padre, da cui aveva l'impressione di essere stato abbandonato. "Dio mio perché mi hai abbandonato?". E volendo quasi prefigurare la resurrezione che sarebbe avvenuta in lui dopo la sua morte, eredità di tutti noi, si reca al sepolcro dove era sepolto Lazzazo. Davanti al sepolcro non si lascia fermare dalle preoccupazioni dei presenti perché Lazzaro era morto da quattro giorni e quindi era in putrefazione e comanda: "Lazzaro, vieni fuori!" E Lazzaro tornò a vita. Una conferma alle sue parole: "Io sono la Resurrezione e la Vita, chi crede in me, non morirà in eterno". E' il conforto non solo ogni volta ci troviamo di fronte alla morte dei nostri cari, che, ripeto, sono una parte della nostra vita che muore in noi, ma è soprattutto il conforto e la speranza che la vita non finisce con la morte ma, anzi inizia subito con la vita eterna. Bisognerebbe avere la forza di dare alla nostra esistenza quel senso di eternità che, invece abbiamo come dimenticato, per affidarci a ciò che passa. E la Quaresima, che stiamo vivendo dovrebbe davvero aiutarci a costruire giorno per giorno il grande sogno della eternità con Dio, volando o sfiorando le cose della terra senza mai lasciarsi catturare da loro. |