Omelia (24-03-2002)
LaParrocchia.it
Domenica delle Palme

Analisi - Riflessione
Il Racconto della Passione secondo Matteo può essere suddiviso in due parti: 1) capitolo 26;
2) capitolo 27.

Ogni parte di questo racconto ci comunica dei valori fondamentali da vivere in pienezza ed in armonia con la "Settimana Santa" che inizia. Sono valori, quelli espressi, che preparano alla Pasqua, compimento di un inizio avvenuto sulla croce ed ancora prima con l'incarnazione.

Il capitolo 26 ci evidenzia i seguenti aspetti: a) La cena pasquale diventa il momento in cui non c'è solo una rievocazione di un retaggio storico, ma essa esprime il mistero della continua presenza di Cristo in mezzo al suo popolo; oggi possiamo dire "nella sua Chiesa". La cena diventa il momento in cui il valore della fratellanza e della comunione acquistano il loro più alto significato.

b) Nel Getsemani troviamo un Gesù orante, sarebbe opportuno, per non dire necessario, riscoprire il valore della preghiera come rapporto e verifica della propria vita alla luce della Grazia di Dio. Una preghiera che diventa espressione ed esperienza di comunione soprattutto nella sofferenza, quando l'uomo si ritrova molte volte solo con se stesso e le cose che lo circondano e che per la loro natura non riescono a dare una risposta esauriente ai suoi bisogni.

c) L'arresto: l'ideale umano e l'obiettivo prefisso è stato raggiunto. I sotterfugi ed i meccanismi loschi si sono realizzati, l'invidia, l'orgoglio e la superbia hanno avuto il sopravvento. Si è concretizzato tutto. Tutta la vicenda volge, umanamente parlando, a termine, sarà processato e non darà più fastidio. In tale situazione esiste una precarietà spirituale che ognuno di noi deve saper magistralmente evitare. E' venuto il momento di chiederci se è opportuno nella nostra vita eliminare Cristo per avere la felicità. Che non ci accada di assumere un comportamento "giudaico", pensare di risolvere i problemi della propria vita condannando "l'Autore della Vita".

La soluzione non è la soppressione, ma l'accettazione ed il confronto; la discesa dal proprio piedistallo che ci siamo costruiti.

Il capitolo 27 narra il processo romano. a) Barabba: oltre ad essere segno ed emblema di una umanità corrotta dal peccato e denigrata dall'odio, diviene inoltre il simbolo della situazione vitale d'Israele: il popolo eletto rifiuta la regalità di Cristo fondata sull'amore, e sposa, come anima della propria società, la violenza, che oltre ad essere riconosciuta viene anche accettata con entusiasmo ed orgoglio. La violenza sembra essere, umanamente parlando, la cura adatta e propizia al rifiuto di Dio.

b) Pilato: lo possiamo inquadrare in un contesto di "totale indifferenza", al "potere" non interessa l'uomo e la sua dignità. Ciò che più preme è "il quieto vivere"; evitando discussioni e fratture. La pace è meglio fondarla sulla propria convenienza. C'è un rifiuto totale dei valori centrali sui quali si fonda la società e la vita cristiana.

c) Infine Matteo ci offre un esempio illuminante di fede all'interno di tutto un alone di indifferenza e negatività. Di fronte ad una umanità inferocita e perversa che si accalca attorno e sotto la croce, esiste un' altra realtà silenziosa, compita, discreta, animata dallo spirito evangelico del crocifisso che è il fulcro della Nuova Umanità, che professa la propria fede in Colui che è venuto a salvare l'uomo. A rappresentare questo nuovo popolo è il centurione, uomo di fede; ed i morti risorti indice della nuova vita che proviene dalla morte umana. A distanza di duemila anni, il seme sparso da queste figure continua a germogliare nei Giovani definiti "La Speranza del Futuro della Chiesa". Oggi in modo particolare dobbiamo volgere lo sguardo verso questa categoria, che animata dall'amore per Cristo non smette, in qualsiasi situazione, di manifestare e professare la propria fede in Colui che è la speranza e l'obiettivo principale di ogni uomo.