Omelia (24-03-2002)
don Fulvio Bertellini
Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte

Compiere le Scritture
"Tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti". L'ottica con cui l'evangelista racconta la Passione è la dimostrazione che in Gesù le Scritture hanno trovato la loro pienezza. Le domande lasciate irrisolte nel corso della storia di Israele trovano una sorprendente risposta. Alcune sono molto simili alle nostre domande: che fare dei soldi? come gestire il potere? fino a che punto ci è consentita la vendetta? come comportarci con chi ti tradisce? Altre ci appaiono lontane: come ricostruire il rapporto con Dio? Come liberarsi dal peccato? Come dire che Dio è Padre? Ma proprio queste domande "lontane" dalla nostra sensibilità sono quelle decisive, che danno un significato nuovo anche alle altre questioni.

Soldi
"Quelli gli fissarono trenta monete d'argento". Citazione da Zaccaria 11,12, dove esprime il tentativo illusorio di poter regolare i conti con Dio; inoltre era il prezzo per il riscatto di uno schiavo. Il denaro fa la sua sinistra comparsa nel racconto della Passione, accanto al traditore. Una presenza scomoda per noi, che tendenzialmente riduciamo tutto a merce, diamo un prezzo ad ogni cosa (compreso il tempo, gli affetti...) e prendiamo come valore ciò che ha un rendiconto economico. Quanto fanno in euro trenta denari?

Libertà
"...farò la Pasqua da te con i miei discepoli". Il contesto della Passione è la celebrazione della Pasqua, che per gli Ebrei era la festa della liberazione dall'Egitto. Tale festa non era vissuta come un semplice ricordo, ma come un fatto attuale: ogni israelita, secoli dopo, si sente uscito dall'Egitto, uno schiavo liberato da Dio. Ogni anno la festa di Pasqua ripeteva il fatto della liberazione, in stridente contrasto con la situazione di effettiva sottomissione al potere romano. La Pasqua dunque poteva avere il valore di incitamento alla rivolta; per Gesù invece la radice della schiavitù è più profonda: per i suoi peccati Israele è rimasto schiavo, senza mai realizzare la grande opportunità offerta dall'Esodo. La Pasqua di Gesù diventerà quindi liberazione dal peccato e dalla morte. E noi come intendiamo la nostra libertà?

Relazione
" questo è il mio sangue dell'Alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati". Si mescolano in queste parole di Gesù le allusioni a Esodo 24 (la celebrazione dell'Alleanza con il rito del sangue), Isaia 53,12 (il servo che giustifica "molti"), Geremia 31,31-34 (nuova alleanza e remissione dei peccati). L'Alleanza è la promessa, l'impegno da parte di Dio nei confronti del popolo, di fronte a cui Israele è chiamato a rispondere. La storia del popolo era stata però nei secoli una serie di continue trasgressioni: infedeltà nei confronti di Dio, divisioni e mancanza di solidarietà nei confronti dei fratelli. Gesù compie un gesto radicalmente nuovo: offre il suo sangue, cioè la sua vita spezzata con la violenza, come segno di riconciliazione verso chi lo uccide, verso i discepoli che lo rinnegano, e segno di obbedienza nei confronti del Padre.

Potere e governo
"...percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge". Si tratta di una citazione di Zaccaria 13,7, che a sua volta sviluppa Ezechiele 34 e altri brani profetici sui capi del popolo, accusati di aver cercato il proprio tornaconto personale, trascinando anche il popolo nella loro rovina. Gesù invece assume soltanto su di sé la catastrofe imminente, dando appuntamento ai discepoli in Galilea, dopo la risurrezione. Gesù si mostra così come il vero capo, primo nell'assumersi il peso degli eventi, primo nella vittoriosa risurrezione.

Solidarietà
"se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà". Il calice ricorre in diversi brani (Isaia 51,17; Ezechiele 23,31-34; Salmo 75,9; Geremia 25,15), riempito dell'"ira del Signore". Si tratta di un calice amaro, da bere fino in fondo, che dà vertigine e stordimento. Questa metafora intende esprimere le conseguenze del peccato che si accumulano e alla fine si rivoltano contro chi si è ribellato a Dio ed è stato sordo agli appelli alla conversione. Alla fine gli effetti nefasti del peccato si rivelano, e allora si parla di "ira di Dio". Bere il calice, per Gesù, significa prendere su di sé le conseguenze dei peccati che non ha commesso, in maniera da imporre una trasformazione all'umanità segnata dalla ribellione a Dio.

Vendetta
"tutti quelli che mettono mano alla spada, moriranno di spada". La frase richiama Genesi 9,6, in cui si condanna radicalmente l'omicidio, ma, paradossalmente, l'unica via per dare forza a questa condanna sembra la pena di morte. Gesù inaugura una nuova risposta: "rimetti la spada nel fodero". E' possibile interrompere la spirale della vendetta e della violenza.

Falsità
"...essendosi fatti avanti molti falsi testimoni". Il comandamento "Non dire falsa testimonianza" si riferisce esattamente al tribunale, e condanna una piaga diffusa: era molto comodo sbarazzarsi dei nemici facendoli condannare attraverso le attestazioni di testimoni opportunamente pagati o forzati. Anche nel Salmo 27 si invoca l'aiuto di Dio contro i falsi testimoni. La falsità e il traviamento della giustizia appare così come una delle manifestazioni più evidenti del peccato di Israele. Ma non è così anche per noi?

Tempo ed eternità
"D'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo". Citando il libro di Daniele (7,13) Gesù si identifica con il "Figlio dell'uomo", personaggio proveniente da Dio stesso, destinato ad un potere eterno e intramontabile. Il paradosso è che questo potere comincia proprio dalla Passione, dall'accettare di soffrire, dal lasciarsi uccidere. Noi viviamo già nel tempo del Figlio dell'uomo; ma troppo spesso ci lasciamo spaventare dai segnali negativi: guerre, sofferenze, disgrazie... tutto quello che ci fa dimenticare che il Regno di Gesù è già vittorioso e sta arrivando definitivamente.

Dolore
"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" Il salmo 22 si compie: Gesù muore solo, apparentemente abbandonato anche dal Padre; risuonano gli scherni dei presenti: "ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene". Ma Dio non salva quelli che confidano in lui? Ciò che gli astanti non comprendono, e che anche noi fatichiamo a capire, è che l'individuo che in quel momento è crocifisso si trova in una relazione tutta speciale con il Padre, e la sua sofferenza, liberamente accolta, ha un valore tutto particolare. Schiodarsi dalla croce vorrebbe dire mostrare un volto potente e terribile di Dio, che costringe a credere e ubbidire, e si sostituisce alla libertà dell'uomo. Gesù, inchiodato alla croce, mostra il volto misericordioso del Padre, che giunge fino all'estremo nel farsi vicino all'uomo, per liberarlo dal peccato, ma dall'interno: libertà umana e volontà di Dio in Gesù si uniscono, e diventano la premessa di un'umanità nuova.