| Omelia (25-10-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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Essere un riflesso del Suo amore Ancora una volta si tenta di tendere a Gesù un tranello, ma in questo caso più che impostargli una trappola gli si offre l'opportunità di estendere una ricca pedagogia sulla vera volontà di Dio. Al nuovo importuno di turno Gesù infatti risponde con le semplici parole "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo Comandamento. Il secondo poi è simile a quello: ‘Amerai il tuo prossimo come te stesso". Gesù non si limita a dire infatti quale sia il Comandamento più grande, quello dell'amore verso Dio, ma aggiungendovi il secondo descrive anche tutte le condizioni e le modalità con cui esso può essere rispettato. Per entrare nel vivo dell'argomento esposto da Gesù, vale la pena soffermarci sul brano del Libro dell'Esodo, di cui alla Prima Lettura di oggi. Il libro citato ci ragguaglia infatti dei Comandamenti che Dio ci ha trasmesso: dieci quanto al Decalogo che tutti conosciamo e he Gesù ha perfezionato nel nuovo Testamento. Ai capp. 20 - 22 si riportano poi oltre 600 prescrizioni di varia natura, che il popolo deve osservare in ogni circostanza per vivere l'Alleanza con il Signore. Dio comunica i suoi insegnamenti e i suoi moniti perché il popolo possa trovarvi la felicità e la vita. L'alleanza stabilità sul Sinai non è finalizzata alla soddisfazione di Dio o dei suoi personali bisogni; essa piuttosto è stipulata perché gli uomini non possono fare a meno di un orientamento e di un criterio di vita congeniale a loro. Verte insomma al solo beneficio umano e non all'accrescimento della maestà e dell'onnipotenza divina. Quelle sono già scontate di per sé. Nel rivelare la sua Legge Dio, pur manifestandosi come Uno e Unico e pur prevedendo rispetto e deferenza assoluta nei suoi confronti, si rivela come Padre di misericordia, fautore di tanti benefici, non ultimo quello della liberazione del popolo dalla schiavitù dell'Egitto, dell'accompagnamento nelle varie tappe del deserto, nella continua assistenza nei casi di fame e di penuria e anche adesso, la stessa Legge comunicata a Mosè è un programma con cui Dio vuol rendere manifesto il suo amore per il popolo nella gestione concreta della sua vita. In tutto questo Dio si rivela come Amore. Egli stesso è Amore che si esplica al di fuori di sé, che coinvolge la creazione e che realizza la redenzione dell'uomo peccatore. Amore che si rivela in ogni sua parola e in ogni sua opera che l'accompagna. Nella lettura odierna, tratta sempre dal libro dell'Esodo, Dio ci ragguaglia che l'unica modalità con cui possiamo corrispondergli è per l'appunto la concretezza dell'amore. Esso va rivolto nei suoi riguardi ma proprio per questo esso deve condurci a servire Dio nella persona del fratello. Lo dirà espressamente Giovanni in una sua famosissima pericope: "Se uno dice: ‘Io amo Dio' e odia il suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede non può amare Dio che non vede e questo è il Comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio ami anche il suo fratello"(1Gv 4, 19 - 21). Amare il prossimo con schiettezza e disinteressatamente equivale ad amare davvero Dio e quando si compie una sola opera di bene verso il fratello, purché sia fatta di cuore e con reali intenzioni di amore, indubbiamente si ama anche Dio. "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi fratelli più piccoli, l'avete fatto a me (Mt 25, 40). Inequivocabile poi è il monito all'amore vero e sincero che emerge nella stessa Lettura dell'Esodo, che prescrive l'accoglienza del forestiero, il rispetto per la vedova e per l'orfano e perfino verso un debitore o un creditore: vanno considerati sempre con empatia le necessità di ciascuno, i reali bisogni e la grazia di cui intanto noi stessi disponiamo e di cui potremmo anche non disporre. L'amore di Dio e del prossimo implica peraltro la consapevolezza di essere stati noi stessi resi oggetto della stessa attenzione che siamo chiamati a dare agli altri. Si è soliti dire da parte di alcuni genitori che "non voglio che mio figlio soffra quello che ho patito io da giovane..." Di riflesso sarebbe opportuno dire: "Voglio che mio figlio, come anche tutto il mio prossimo, ottenga tutti i benefici e i favori di cui ho beneficiato io." E i benefici che abbiamo ricevuto da Dio sono innumerevoli e degni di nota e di considerazione. Essere stati favoriti non può non zelarci nell'attenzione verso il prossimo, specialmente quello più debole e indifeso. Nella sua Etica Nicomachea Ariistotele dice che quando gli uomini sono amici non hanno bisogno di giustizia. E poi: "Se sulla terra prevalesse l'amore, tutte le leggi sarebbero superflue", per indicare che se da una parte si necessita tutti quanti di decreti e di prescrizioni, dall'altra queste sono superate dall'unica prescrizione fondamentale dell'amore concreto e non idealistico. Nella rivelazione di Dio all'uomo, l'amore è invece il fondamento stesso della Legge, la sintesi di tutti i comandamenti. S. Agostino: "Ama e poi fai tutto quello che vuoi." Non lo comprenderemo mai abbastanza, soprattutto fin quando saremo abituati a una religiosità languida e affettata; a una serie di pratiche rituali sterili e inconcludenti: la vera religione, che secondo lo stesso termine ci lega a Dio, consiste nient'altro che nell'amore sincero, disinteressato e creativo, capace di recare in ogni singolo atto la stessa misericordia con cui Dio ci ha amati e prediletti.. Riguarda quindi la carità e la gioia del dare e del donarci, che è molto più gratificante del ricevere. E in ogni caso, è questo il vero Comandamento che esplicita la volontà di Dio nei riguardi suoi e del prossimo e sui quali verremo giudicati. |