| Omelia (01-11-2026) |
| Missionari della Via |
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Questa domenica celebriamo la solennità di Tutti i Santi, occasione preziosa per riscoprirci tutti chiamati alla santità, cioè alla comunione piena con Dio, a diventare uomini e donne maturi nell'amore. La prima lettura della solennità (Ap 7,2-4.9-14) ci presenta una moltitudine immensa che nessuno può contare. È un'immagine molto bella: la santità non è riservata a pochi eroi, ma è la vocazione di una folla sterminata di persone provenienti da ogni popolo, lingua e nazione. In quella folla ci sono martiri e missionari, ma anche genitori, lavoratori, consacrati, giovani e anziani che hanno vissuto il Vangelo nella semplicità della vita quotidiana. Il Vangelo ci consegna la bellissima e rivoluzionaria pagina delle Beatitudini. Prima che un discorso rivolto ai credenti, esse rivelano il cuore di Dio, il suo modo di essere, dicono la sua felicità e le vie attraverso le quali essa si esprime e ci raggiunge. «Gesù, pronunciando le Beatitudini, rivela il volto di Dio Padre e il senso dell'incarnazione: comunicare all'uomo la felicità di Dio offrendogli le vie che, pur nel travaglio di una faticosa esistenza, possono condurlo a godere in pienezza il dono della vita [...] La beatitudine è sentirsi Dio vicino, da Lui aiutati e valorizzati nella situazione di limite della vita umana [...] Per questo esige uno sforzo personale di conversione radicale e di cambiamento di mentalità per essere capita e accettata [...] Soltanto colui che ha posto Cristo al centro della sua vita può essere veramente felice» (Mario Russotto, vescovo). Perciò le Beatitudini (Mt 5,1-12a) sono forse il testo evangelico che più di ogni altro illumina il significato della festa di Tutti i Santi. Esse non sono semplicemente un elenco di virtù morali. Prima ancora di dirci ciò che dobbiamo fare, ci mostrano il volto di Cristo. Gesù è il povero in spirito, il mite, il misericordioso, il perseguitato. I santi sono santi perché hanno lasciato emergere nella loro vita i lineamenti di Gesù. La santità consiste nel lasciare che Cristo viva in noi. Perciò Papa Francesco, nell'esortazione apostolica Gaudete et Exsultate, ha affermato che le Beatitudini sono la «carta d'identità del cristiano» e, quindi, anche la carta d'identità della santità. Se vogliamo sapere che cosa significa essere santi, dobbiamo guardare a queste parole di Gesù. I santi non sono stati persone infallibili, ma uomini e donne che hanno lasciato che il Vangelo plasmasse il loro cuore. Sono stati poveri in spirito, riconoscendo di avere bisogno di Dio e degli altri; miti, rinunciando alla violenza e all'orgoglio; misericordiosi, capaci di perdonare; operatori di pace, anche nei conflitti; perseguitati a causa della giustizia, fedeli al bene nonostante le difficoltà. E non perché sovrumani, ma perché hanno vissuto da figli di Dio, poggiati sul suo amore. Le Beatitudini ci aiutano anche a correggere un equivoco. Il mondo considera felici i ricchi, i forti, i vincenti, coloro che hanno successo. Gesù capovolge questa logica e indica una felicità più profonda, che nasce dalla comunione con Dio. I santi hanno creduto a questa promessa. Hanno scommesso la loro vita sulla parola di Gesù e hanno scoperto che è vera. Per questo la festa di Tutti i Santi non è soltanto il ricordo di chi è arrivato alla meta; è anche un invito rivolto a ciascuno di noi. La santità non è un privilegio per pochi, ma una chiamata universale. Papa Francesco parla della "santità della porta accanto": quella di chi vive con amore e fedeltà i propri doveri quotidiani, di chi continua a sperare nelle prove, di chi serve gli altri senza cercare riconoscimenti. Le Beatitudini, dunque, sono una strada più che un traguardo. Nessuno arriva a viverle pienamente da un giorno all'altro. Sono il cammino attraverso il quale il Signore ci rende santi poco alla volta. Ogni volta che scegliamo la misericordia invece del rancore, una parola di pace invece della maldicenza, la fiducia in Dio invece dell'orgogliosa autosufficienza, stiamo già percorrendo questa via. La domanda che la solennità di oggi consegna alla nostra vita è semplice: sto camminando sulla via delle Beatitudini? O sto cercando una "felicità a buon mercato"? E in quale beatitudine mi sento chiamato in particolare a crescere? La santità non comincia con grandi progetti, ma con un passo concreto dietro a Gesù. E ogni santo che oggi veneriamo ci ripete che questa strada, pur esigente, conduce alla vera felicità. PREGHIERA Signore, donami la grazia di vivere fedelmente il Vangelo, perché possa incarnare le Beatitudini ed essere, in Te e con Te, luce, conforto e speranza per il mondo. Amen. |