Omelia (28-10-2026)
Missionari della Via


Gesù sceglie delle persone, le chiama per nome e le ama; e con loro forma una comunità. Oggi abbiamo paura della comunità: spesso pensiamo che "gruppo umano" significhi litigi, incomprensioni, fatiche, così smettiamo di scommettere sulle differenze, ci chiudiamo, ci accontentiamo di relazioni superficiali. Ma Gesù no: nominare gli apostoli uno per uno significa dare dignità alla loro storia, al loro carattere, alle loro diversità. E noi? Ricordiamo i nomi delle persone che incontriamo in Chiesa? Cerchiamo di fare comunità attorno a Gesù o al massimo diventiamo un club di gente che si interessa alla fede? Tutti cercavano Gesù per essere guariti, ma quanti da quando lo incontrarono fecero comunità e esplicarono il suo amore nella fratellanza?

«Molte persone sognano la comunità perfetta e si lamentano di quella concreta in cui vivono. [...] Come mai succede questo? [...] I sogni testimoniano che ciascuno di noi sente il bisogno di una comunità, perché è la nostra vocazione di creature umane [...] Per questo è assolutamente necessario trasformare i nostri sogni in grandi e forti desideri [...]. I sogni ci portano a ripiegarci su noi stessi oppure a criticare; i desideri, invece, aprono il cuore, suscitano idee nuove, stimolano iniziative, creatività, spingono a impegnarci per aiutare, per collaborare. [...] E perché i sogni si trasformino in desideri dobbiamo pregare molto[...] perché Gesù ci doni il suo Spirito. [...] Purtroppo molte volte distruggiamo questi desideri dello Spirito, diamo per scontato che la comunità non funziona, non può funzionare, e ci accontentiamo di qualche rapporto superficiale, di un po' di buona armonia, cercando di non dare fastidio e di non essere infastiditi, costruendoci un nostro mondo e magari trovando qualche forma di compensazione al di fuori» (Carlo Maria Martini).