| Omelia (27-10-2026) |
| Missionari della Via |
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La presenza di Gesù nella nostra vita ha a che fare con una grandezza da accogliere, che si presenta come un piccolo seme, ma se riceve spazio prende forma e forza. Come il lievito fa crescere la pasta, così la nostra vita può prendere una consistenza divina se facciamo spazio a questo lievito del regno. Sarebbe bello rispondere alla domanda, "di quale pasta sei fatto?", con queste parole: sono seme del Signore Risorto. Ecco la bellezza del cristiano come colui che accoglie una bellezza generativa. Spesso, come ci dice la parabola del seminatore, ci sono degli ostacoli che poniamo fra noi e la crescita di questo regno: sono impedimenti sottili e molteplici, dovuti a ferite che ci hanno segnato, abitudini che hanno indurito il terreno interiore, quella superficialità che ci fa vivere in fretta e senza profondità. Tutti questi impedimenti non ci fanno cogliere la grandezza e bellezza del dono di Dio. Oggi, perciò, vogliamo chiederci se questo regno è realmente entrato nella nostra esistenza e da cosa si percepisce. L'esigenza del discepolo del Signore è quella di lasciarsi coinvolgere nel processo della lievitazione del Vangelo dentro la società, dentro tutto ciò che viviamo ogni giorno. Chi segue il Maestro è chiamato a diventare presenza che trasforma, che fa crescere, che porta sapore e luce nelle relazioni, nei contesti, nelle scelte quotidiane. È un dinamismo che non si impone, ma che opera dall'interno, come il lievito nella pasta che sa essere discreto, paziente, ma capace di generare vita nuova, e come ci dice il primo esempio, ha la forza di un piccolissimo seme. Per portare il regno di Dio e la sua bellezza in ogni dove, abbiamo bisogno di fare spazio a una buona e nuova notizia dentro di noi. «Una cosa è dichiararsi cattolico ed altra cosa è vivere ed esprimere nell'esistenza quotidiana questo amore di Dio ricevuto gratuitamente (dal primo annuncio o kerygma). Le immaturità che ritroviamo nel cammino psicoterapeutico dei nostri pazienti cattolici si combinano con una religiosità nevrotica o comunque distorta: spesso il fondamento dell'immaturità è in un annuncio religioso ricevuto in modo sbagliato. In accordo con A. Grün, se Dio ci è stato annunciato in modo infantile o in una forma che produce ansia e paura o mediante concetti, formule astratte e rubriche, troviamo certamente un ostacolo cognitivo-emotivo nei nostri pazienti per acquisire una personalità matura (cfr. A. Grün, 2008, p. 35, n.d.r.)» (Silvestro Paluzzi). |