Omelia (25-10-2026)
diac. Vito Calella
Amare Dio nella liturgia per amare il prossimo nella vita quotidiana

I farisei, gli scribi e i dottori della Legge, ricercando nei libri sacri del Pentateuco, avevano stilato un elenco di 613 precetti della legge di Dio. In un clima di confronto e di conflitto con Gesù, un gruppo di farisei volle mettere alla prova la saggezza di Gesù chiedendogli di rispondere alla domanda: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?» (Mt 22,36). Gesù rispose e riassunse l'intero elenco di 365 divieti e 248 obblighi unendo due testi dell'Antico Testamento. Citò una parte della preghiera recitata tre volte al giorno dagli israeliti più zelanti: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze» (Dt 6,4-5). Poi aggiunse un versetto tratto dal libro del Levitico: «Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Lv 19,18b). Questo precetto tratto dal libro del Levitico potrebbe essere considerato un parallelo alla regola d'oro insegnata da Gesù: «Tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, fatelo anche voi a loro; questa infatti è la legge e i profeti» (Mt 7,12). Gesù cita Tobia 4,15a: «Non fate a nessuno ciò che non vorreste fosse fatto a voi». Nella versione dell'evangelista Matteo c'è una priorità: amare il Signore nostro Dio: «Questo è il grande e primo comandamento» (Mt 22,38).
Senza l'esperienza di "essere amati" diventa difficile "amare"
Le discipline umanistiche ci insegnano che una persona è capace di amare quando conserva il ricordo positivo di essersi sentita amata all'interno di una rete di relazioni positive basate sulla comunione e sul rispetto. È un dono pieno di gratitudine poter nascer e crescer in un ambiente familiare in cui i genitori dimostrano verso i loro figli protezione, rispetto, cura e donazione, esercitando una paternità maternità responsabili. Il dramma del rifiuto all'interno della famiglia può verificarsi. Ma la parola di Dio ci consola: «Sion ha detto: "Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato". Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato» (Is 49,14-16a). È fondamentale sperimentare e sentire quanto siamo stati, siamo e saremo amati da Dio Padre, misericordioso e fedele, contemplando l'evento della morte e risurrezione di Gesù, culminante nella nostra salvezza o giustificazione attraverso il dono gratuito dello Spirito Santo già effuso nei nostri cuori. Questa esperienza di sentirsi veramente amati da Dio è espressa nel Salmo 17 con l'immagine simbolica della "roccia" che offre sicurezza e protezione contro tutti i pericoli e le avversità della vita, figura simbolica del significato stesso del nome "Yahweh": «Io sono con te: ci sono che ci sono!».
Il comandamento dell'amore unisce liturgia e vita quotidiana
Amare Dio nella liturgia

Il luogo e il tempo per amare Dio sono lo spazio liturgico di una chiesa, o la stanza della nostra casa, o un luogo immerso in uno splendido paesaggio naturale, dove liberamente decidiamo di dedicare momenti privilegiati di incontro orante con la Parola di Dio, individualmente, in piccoli gruppi di studio biblico o di catechesi, o come assemblea liturgica della nostra comunità cristiana. Il ritmo della vita quotidiana è frenetico! La sequenza di attività programmate e impreviste è molto varia. A causa della vita frenetica di tutti i giorni, smettiamo facilmente di "vivere" il tempo/spazio più importante della nostra preghiera quotidiana, perché l'orologio di ogni giorno è programmato per "fare" senza "amare". Non dobbiamo scoraggiarci! Guardiamo alla luminosa testimonianza dei cristiani di Tessalonica! La loro «opera di fede, fatica d'amore e perseveranza nella speranza nel nostro Signore Gesù Cristo» (1 Ts 1,3b) si fondava sulla solida roccia dell'ascolto della predicazione apostolica di Paolo e dei suoi collaboratori. L'apostolo, compiaciuto dalla buona notizia ricevuta, scrisse: «E siete diventati nostri imitatori e del Signore, accogliendo la Parola con la gioia dello Spirito Santo, nonostante tante tribolazioni» (1 Ts 1,6). A quel tempo, esistevano solo i testi della Bibbia ebraica (il nostro Antico Testamento) e la predicazione orale degli apostoli che proclamavano il kerygma pasquale della morte e risurrezione di Gesù, ricordandone anche le opere e le parole. La prima lettera ai Tessalonicesi fu il primo libro del Nuovo Testamento ad essere scritto e diffuso tra le comunità cristiane. San Paolo continua poi la sua lode, scrivendo: «La gente racconta di come ci avete accolto e come vi siete allontanati dagli dèi falsi per servire il Dio vivente e vero» (1 Ts 1,9). Oggi abbiamo a disposizione l'intero prezioso patrimonio dei libri del Nuovo Testamento, oltre all'intera tradizione della rivelazione biblica dell'Antico Testamento, per dare priorità alla nostra preghiera, sia individuale che comunitaria, illuminata dalla Parola di Dio.
Quanto tempo e spazio dedico all'incontro orante con la Parola di Dio nella mia vita quotidiana? Sono fedele alle celebrazioni domenicali del giorno del Signore?
Quali sono i falsi dèi che sono chiamato a rifiutare oggi per amare veramente Dio con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima e con tutte le mie forze?
Quali sono gli idoli che voglio abbandonare per «amare il Signore, mia roccia, mia roccia, mio rifugio e mio salvatore?» (Sal 17,2-3a).
La cultura occidentale dominante, veicolata attraverso il mondo virtuale dei social network, induce ciascuno a esaltare il proprio individualismo: io al centro di tutto, con i miei progetti, le mie ambizioni, la mia libertà assoluta. A rafforzare e proteggere questo individualismo, accorrono i potenti idoli del "denaro" e della "conoscenza tecnico-scientifica", offrendo risposte immediate a ogni desiderio attraverso l'intelligenza artificiale. Molti, in questo clima culturale di egoismo, ripongono maggiore fiducia negli influencer digitali, in figure politiche ricche e narcisiste che promettono soluzioni illusorie a tutti i problemi, o in star della musica o del cinema. Che fine fa la centralità di Gesù Cristo, morto e risuwscitato, nella vita di coloro che non si sono convertiti, abbandonando i falsi dèi?
Amare il prossimo nella quotidianità
La testimonianza quotidiana di fede, carità e speranza dei Tessalonicesi si fondava sulla testimonianza di "amare Dio", dando priorità al tempo e allo spazio per l'incontro orante con la Parola di Dio. La Liturgia della Parola e la Liturgia Eucaristica, che esprimono il nostro "amore per Dio", santificando il Suo nome e celebrando fedelmente il giorno del Signore, si realizzano pienamente quando riusciamo a "mettere amore gratuitamente" in tutte le altre attività della nostra vita quotidiana. Amati dall'Amato, siamo amati per amare, siamo amati per "mettere amore" in tutto ciò che facciamo, soprattutto nel rispetto delle persone con cui siamo in relazione nella nostra famiglia, nell'ambiente del lavoro, nel tempo libero, nella comunità cristiana e nella società. "Mettere amore in tutto ciò che facciamo" si traduce nelle opere di misericordia corporali e spirituali, in particolare nel rispetto dei più poveri e sofferenti. Un incentivo a praticare queste opere di misericordia ci viene offerto dai consigli del libro dell'Esodo: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai [...] Non maltratterai la vedova o l'orfano. [...] Non ti comporterai da usuraio con il povero: voi non dovete imporgli alcun interesse. Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle» (Es 22,20a.21.24-26).
Il salmo di questa domenica si conclude così: «Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato» (Sal 17,51ab). Nella nostra missione di essere servi, diaconi come Cristo Re, chiediamo la vittoria della gratuità dell'amore sui nostri istinti, sentimenti e pensieri egoistici perché, avendo già sperimentato la misericordia e la fedeltà di Dio Padre, scegliamo di essere essere misericordiosi, puri di cuore e promotori di pace.