Omelia (25-10-2026)
Omelie.org (bambini)


Gesù aveva molte persone che cercavano di metterlo in difficoltà per far credere al popolo d'Israele che lui andava contro la loro religione.
Tra questi oppositori c'erano i sadducei che appartenevano alle classi ricche e dirigenti formate principalmente dai sacerdoti (che non erano come i sacerdoti di adesso!).
Poi c'erano i farisei che erano un vero e proprio partito con scopo sia religioso che politico e che sostenevano rigorosamente la legislazione mosaica. C'erano poi gli scribi che erano una classe di uomini esperti in tutto ciò che riguardava la trasmissione della tradizione religiosa di Israele.
Tutti questi vanno spesso da Gesù per porgli domande, per "fargli l'esame" e coglierlo in fallo quando parla. Vogliono infatti che le sue parole non siano ascoltate e per questo sono disposti a condannarlo a morte.
Addirittura i farisei e i sadducèi fanno fronte comune insieme! Fatto incredibile perché non si sopportavano proprio... Oggi però si alleano perché hanno lo stesso nemico: Gesù.
E, per interrogarlo, scelgono una persona importante, un teologo diremmo noi, un esperto delle Sacre Scritture, il quale chiede: "Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?
Dobbiamo innanzitutto fare una premessa: i rabbini, cioè i capi spirituali del popolo d'Israele, studiando le Sacre Scritture, avevano identificato 613 precetti che ogni buon ebreo doveva rispettare.
Questi comprendevano "precetti positivi", cioè le azioni che il fedele doveva compiere, e "precetti negativi", azioni che non si dovevano fare.
C'erano regole per come lavarsi le mani, per cosa mangiare, per quanti passi fare di sabato, giorno in cui era prescritto dalla legge il riposo per cui non potevano svolgere nessun tipo di lavoro.
Immaginate di dover uscire a giocare ma di avere 613 lacci delle scarpe tutti annodati tra loro: non riuscireste a fare un passo senza inciampare!
Quando fanno questa domanda a Gesù, allora, si aspettano che scelga una di quelle 613 regole. Invece Gesù fa una cosa geniale: "taglia" i 613 nodi, va al di là dell'obbligo di rispettare tutti quei precetti e afferma che l'unica cosa che conta davvero è l'Amore. Il Maestro cioè libera le persone dal peso da tutte quelle regole complicate e dice: tu puoi fare tante cose buone, rispettare tante belle norme, ma se non hai l'amore, non serve a niente.
Egli infatti risponde: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". E subito aggiunge: "Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso".
Cosa significa amare Dio? Non vuol dire fare cose noiose o difficili. Amare Dio significa fidarsi di Lui come ci si fida del migliore amico, ringraziarlo quando siamo felici, chiedergli aiuto quando siamo tristi e trovare un po' di spazio per Lui durante la giornata, anche solo con una breve preghiera prima di dormire.
Cosa significa amare il prossimo? Chi è il "prossimo"? Il "prossimo" è la persona che ti sta vicina in questo momento: il compagno di banco, il fratellino con cui litighi, il vicino di casa, ma anche quel ragazzo nuovo arrivato in classe che sembra un po' solo. Amare il prossimo significa trattare gli altri esattamente come vorresti essere trattato tu: con gentilezza, rispetto e un bel sorriso.
Perché questi due comandamenti vanno sempre insieme?
Immaginate di voler correre con una gamba sola: cadreste subito! L'amore funziona allo stesso modo: una gamba è l'amore per Dio, l'altra gamba è l'amore per gli altri.
Non potete dire di voler bene a Dio se poi trattate male i vostri amici, e non potete volere davvero bene agli altri se dimenticate chi vi ha donato la vita. Quando usiamo entrambe le gambe possiamo fare grandi cose.
Gesù dice che il secondo comandamento (amare gli altri) è "simile" al primo (amare Dio). Questa parola, "simile", è importantissima. Significa che i due comandamenti sono come le due facce di una stessa medaglia o come due specchi messi uno di fronte all'altro.
Quando guardi Dio e ti fidi di Lui, il Suo amore si riflette su di te e ti viene voglia di essere gentile con gli altri come lo è Lui.
Quando aiuti un compagno in difficoltà o consoli un amico, se guardi bene, stai amando Dio, che si nasconde dentro quella persona!
Se qualcuno dice: "Io voglio bene a Dio e vado in chiesa" ma poi a scuola prende in giro gli altri o non presta i suoi giochi, quel riflesso si rompe.
Gesù dice: «Ama il prossimo tuo come te stesso». Per voler bene agli altri, dovete prima voler bene a voi stessi. Cosa significa?
Dio vi ha creati speciali, unici e perfetti così come siete. Volersi bene presuppone l'amore "sano" per se stessi come modello dell'amore per l'altro. Per poter donare accoglienza, perdono e rispetto nei confronti degli altri, dobbiamo prima accogliere, perdonare e rispettare noi stessi, riconoscendoci come figli amati da Dio anche con i nostri difetti. Quando capiamo quanto siamo preziosi per Dio, diventa facilissimo accorgersi che anche il nostro compagno di banco è prezioso, e ci verrà naturale trattarlo bene.
Per riassumere con un'immagine l'amore per Dio e l'amore per gli altri, potremmo pensare a una porta. Per aprirsi e chiudersi ha bisogno di due cardini (i ganci di ferro che la tengono attaccata al muro).
Il cardine in alto è l'amore per Dio. Il cardine in basso è l'amore per gli altri.
Se ne togli anche solo uno, la porta cade e non serve più a nulla. Se ci sono tutti e due, la porta del tuo cuore si apre al mondo intero!
Dio ci ha creati per essere amati da Lui, per amarlo e per amare, assieme a Lui, tutte le altre persone. Questo è il "sogno" di Dio per noi.
Gesù si offre a noi nell'Eucaristia proprio perché la Comunione che riceviamo ci aiuti ad essere come Lui.
Per realizzare questo "sogno" di Dio importante è pregare, leggere la sua Parola che troviamo nel Vangelo e, soprattutto, metterla in pratica!
Come la mettiamo in pratica? Con un amore che è fatto di vicinanza, di ascolto, di condivisione, di cura, di affetto, di rinuncia a qualcosa di noi per l'altro.
Quante volte tralasciamo di ascoltare qualche nostro compagno perché è noioso o perché ci toglie del tempo? Quante volte evitiamo di stargli vicino nei momenti tristi, nei suoi dispiaceri perché preferiamo uscire, o guardare la TV o giocare con i video giochi?
Allora questo è un piccolo impegno per la settimana: ogni volta che state per fare o dire qualcosa a qualcuno, fermatevi un secondo e chiedetevi: «Mi farebbe piacere se lo facessero a me?». Se la risposta è sì, allora state già mettendo in pratica il grande insegnamento di Gesù.
Commento a cura di Maria Teresa Visonà