Commento su Ef 4,1-6
Come vivere questa Parola?
Paolo, dalla sua cella, continua ad esortare e ci invita a concentrarci sugli atteggiamenti che per lui sono più preziosi per accostarci a Dio e agli altri: l'umiltà, la dolcezza, la magnanimità, l'amorosa sopportazione, la ricerca della pace e dell'unità. Questo è essere degni della chiamata di ciascuno: nessuna vocazione può fare a meno di queste virtù. Tra queste, quella che per tutti i santi è la fondamentale: l'umiltà, la forza più cara al Cuore di Dio e la via più preziosa che abbiamo. Oggi ricorre l'anniversario della morte di una figura stupenda e straordinariamente umile: don Giuseppe Quadrio, salesiano. Ci facciamo istruire e guidare da lui.
Quando mi raccolgo e penso a te, o Gesù, una immensa ammirazione mi invade e non so come tacere. Tu sei per me il piccolo Gesù della capanna di Betlemme, l'adolescente di sedici anni del nascondimento di Nazareth, l'apostolo ardente che passa le notti in preghiera e di giorno sedevi stanco al pozzo di Giacobbe e chiedevi da bere alla Samaritana, l'oratore che incantavi, per il quale le folle si entusiasmavano al punto di dimenticare il cibo, che rapivi i soldati venuti a catturarti così che se ne tornavano a mani vuote, dicendo ai propri capi: «Nessun uomo ha mai parlato come costui» [Gv 7,46], anima tenera e delicata che restituivi il figlio alla vedova di Naim e piangevi sul tuo amico Lazzaro, accarezzavi i fanciulli di Palestina e chiamavi i tuoi apostoli "figliolini miei" [Gv 13,33], anima forte che resistevi in faccia ai farisei ipocriti, cacciavi i venditori dal tempio con un nervo di bue, hai subito l'agonia, la flagellazione, la crocifissione e la morte in silenzio, l'eterno vincitore per il quale sono morte migliaia di martiri e si sono immolate migliaia di vergini, per il quale migliaia di missionari hanno valicati i continenti e i mari, disprezzando malattie, sofferenze e morte e, dopo 2000 anni, rapisci ancora i cuori veramente giovani e anche il mio. dal diario di don Giuseppe Quadrio SDB
La voce don Giuseppe Quadrio
Il superbo non prega, ma discute con Dio. Dio resiste ai superbi e dà la sua grazia agli umili. Dio riempie dei suoi doni i poveri, gli indigenti, gli umili e rimanda vuoti i superbi.
Umiltà è:
1. curvare davanti a Dio la propria mente con un profondo, incrollabile, generoso atto di fede. Credere significa genuflettere con la mente davanti alla suprema maestà divina, e riconoscere che egli è il nostro Dio, creatore, signore, padrone assoluto del nostro essere e della nostra vita. «Credo che tu sei realmente presente; credo che tu rinnovi il sacrificio della croce; credo che...».
1. Curvare davanti a Dio la nostra volontà con un profondo, assoluto, generoso atto di adorazione e sottomissione al supremo dominio di Dio. «Signore, sia fatta la tua volontà». Olocausto del cuore e della volontà con tutti i gusti e dignità, desideri e rammarichi, gioie e dolori, affetti e rancori, propositi e piani. Fino all'ultima briciola del nostro essere, in omaggio, in olocausto, in sacrificio. Finché noi resistiamo a Dio, non preghiamo, e Dio resiste a noi.
don Giuseppe Quadrio - Omelie
don Andrea Lovisone SDB - [email protected]
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