| Omelia (18-10-2026) |
| don Alberto Brignoli |
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A ognuno il suo... Quando c'è di mezzo il denaro, tutti diventano amici e alleati: anche quelli che - come farisei ed erodiani - notoriamente si odiano a morte. Quando occorre sapere se l'uso del denaro per dominare attraverso le imposte è "lecito", diventano amici anche colonizzatori e patrioti. Perché "dominare" attraverso il denaro per certe persone deve per forza essere "lecito"; quantificare i propri sudditi in base a quante tasse pagano, deve per forza essere "lecito"; giocare sulla pelle dei poveri con il denaro, per chi lo possiede, deve per forza poter essere dichiarato "lecito". E allora si va in cerca dell'approvazione e della legittimazione di chiunque: anche di Dio. Ma Gesù sa bene che non deve rispondere a una domanda che - posta come "sì o no", come "aut-aut" - lo condannerebbe comunque, in uno o nell'altro senso. Per lui, dire "sì, è lecito" vorrebbe dire riconoscere il dominio dell'uomo-Cesare su un popolo il cui padrone è solo Dio, e quindi verrebbe accusato di bestemmia (per di più, siamo nel tempio...); dire "no" vorrebbe dire esortare la gente all'evasione fiscale (quanto è attuale, il Vangelo...) e quindi verrebbe accusato di sedizione da parte dei romani. E allora, Gesù invita i suoi interlocutori a capire che la questione è un'altra. Se c'è un ordinamento politico e fiscale, con le sue leggi, che piaccia o no, le tasse vanno pagate. Per questo si dice che "a morire e a pagare le tasse si è sempre a tempo": perché prima o poi va fatto, è inevitabile! Per cui, dal momento che chi ha il potere attraverso il denaro è il Cesare raffigurato sulla moneta di turno, che gli venga restituito il segno del suo potere. Tuttavia, esiste anche un Dio al quale spesso viene portato via ciò che gli appartiene da parte di gente senza scrupoli, pronta a tutto - lo abbiamo sentito domenica scorsa - pur di impossessarsi della sua vigna; forse, allora, è il caso che ogni tanto, invece di preoccuparci di accumulare denaro - e attraverso il denaro di soggiogare gli altri -, ci si debba preoccupare di restituire a Dio ciò che è suo, ovvero il suo popolo, il popolo che egli ama, senza volerlo trattenere sotto il dominio del denaro. E siccome chi è sotto il dominio del denaro solitamente sono coloro che non hanno accesso alle logiche del mercato e del denaro, ovvero i poveri, allora sarà davvero il caso di restituire a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio, e ai poveri ciò che è dei poveri. Perché come sempre, nella gestione dei tributi e delle tasse, chi ci rimette e chi si vede usurpato di tutto, sono proprio loro: i poveri. E la Giornata Missionaria Mondiale, che da cent'anni a questa parte oggi celebriamo, ci ricorda, almeno una volta l'anno, che di questi fratelli poveri cui va restituito il maltolto, è piena la faccia della terra. Che cosa va restituito ai poveri? Moltissimo di quello che il nord-ovest del mondo ha usurpato loro nel corso dei secoli, e non solo da nord verso sud o da ovest verso est, ma anche all'interno del nord-ovest stesso, dove non è vero che tutti sono ricchi e stanno bene... Che cosa, dunque, va restituito ai poveri? Io credo soprattutto tre cose: • La dignità umana. Siamo bravi tutti a fare la carità, la faremo anche questa domenica, e facciamo bene, purché non sia un modo per lavarsi la coscienza o per svuotare il borsello dalle monetine superflue. Ma non basta. Se non iniziamo a trattare il povero con dignità, risollevandolo dalla sua situazione d'inferiorità, guardandolo alla pari e non dall'alto verso il basso, non disprezzandolo, ma volendogli bene, il povero riceverà sì da mangiare, ma continuerà ad avere bisogno di altro, ovvero di sentirsi considerato uomo, fratello, sorella, figlio e familiare del Dio della Vita, e non di un Dio minore; • La libertà. La schiavitù nel mondo non è terminata nel dicembre del 1948, quando è stata promulgata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Ci sono ancora circa 50 milioni di persone schiave nel mondo, di cui 20.000 in Italia, che diventano circa 150.000 se a essi aggiungiamo i dati sul lavoro minorile. E nessuno dice nulla. E nessuno fa nulla per liberarli: perché le ragazze schiave del mercato del sesso, i braccianti e i lavoratori assunti in nero, i bambini schiavi del lavoro minorile, i poveri schiavi del traffico di organi fanno comodo all'economia di mercato, perché non gravano sul tributo da dare a Cesare...; • La ricchezza. È la peggiore delle usurpazioni fatte ai paesi poveri, o meglio "impoveriti". Impoveriti dalle sanguisughe in giacca e cravatta, dalla logica del mercato che cerca manodopera per il lavoro laddove il lavoro già costa poco e pagandolo ancor meno, dalle leggi di mercato che vanno a estrarre materie prime laddove ce ne sono tante perché "non sono capaci di estrarle" (ma qualcuno glielo ha mai insegnato?), dalle nostre logiche commerciali che ci spingono a comprare in ogni stagione dell'anno frutti che invece andrebbero mangiati nel loro luogo al loro momento, impedendo così alla nostra economia di girare nel verso giusto, e obbligando quella dei paesi in via di sviluppo di girare sempre e solo in un senso, a imbuto, da sud verso nord, svuotando il sud del mondo di ciò che gli appartiene, perché se lo possedesse veramente, ribalterebbe la piramide dell'economia. Vogliamo, una buona volta, ridare a Dio ciò che è di Dio e ai poveri ciò che è dei poveri? Vogliamo esortare il Cesare di oggi - che si chiami Kaiser, o Zar, o dittatore "democraticamente" eletto - a ridare ai poveri ciò che spetta loro? Perché se non lo facciamo noi, con un pizzico di umana coscienza, dovrà pensarci Dio: ma sinceramente, non mi sembra sia il caso... |