| Omelia (18-10-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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Le spettanze dello Stato e le spettanze di Dio Quando si vuol dimostrare a una persona la propria antipatia o la si vuole screditare davanti agli altri, ci si inventa anche l'inverosimile e pur di intavolare argomenti esaudienti contro di essa si arriva a negare perfino l'evidenza. E soprattutto non si lesina sulla falsità, la doppiezza e sull'ipocrisia, a volte contraddicendo o smentendo noi stessi quando questo ci serve a denigrare gli altri. Questo è il caso dei famosi Farisei, amanti della Legge e delle Tradizioni, di cui hanno conoscenza approfondita e dettagliata, ma che tanto spesso omettono di mettere in pratica. Adesso vogliono tendere un tranello a Gesù per avere modo di "coglierlo in fallo nei suoi discorsi" e avere di che accusarlo. Hanno addirittura svolto una riunione di consiglio con questa perversa finalità. Luca, nella sua versione parallela sull'argomento (20, 20 - 26), parla addirittura di sapienti scribi e dottori della Legge che mandano appositamente delle spie che si fingono persone oneste, con la stessa intenzione di far cadere Gesù in un tranello dottrinale dalle sfumature politiche, onde poterlo accusare per poi farlo arrestare. Come osserva qualche esegeta, la sfacciataggine più grande da parte dei Farisei, oltre a quella di allearsi con gli erodiani nazionalisti (che vanno contro Roma) è anche quella di fare uso essi stessi della moneta avente come conio l'immagine dell'imperatore Tiberio Cesare. Anzi, nel momento in cui stanno tramando contro Gesù, si trovano con la moneta in tasca presso in tempio di Gerusalemme, dove, secondo la loro stessa dottrina, era profano e sacrilego introdurre materiale pagano. Come gli adepti di alcuni movimenti religiosi che evitano di entrare in chiesa per odio alle immagini sacre (peccato abominevole), eppure vi fanno ingresso tutte le volte che si tratta di propagandare la loro fede o di irretire qualcuno. Diffondono a tutti che è illecito qualsiasi riferimento alle immagini sacre, eppure i loro volantini e le loro riviste ne sono istoriate. Come si è detto, l'incoerenza e la faccia tosta fanno sempre da padroni quando si vogliano far valere le proprie ragioni e soprattutto quando questo serva a mettere in cattiva luce chi non è a noi simpatico. La trappola dei Farisei poi è molto sottile e probabilmente (altro genere di ipocrisia) non sarebbero capaci neppure essi stessi di risolvere il quesito che rivolgono al loro avversario. Se infatti Gesù avesse risposto affermativamente (si, occorre pagare il tributo all'imperatore) sarebbe stato accusato dal mondo Giudaico di favorire il sistema opprimente romano, quindi la paganità e questo a discapito del vero Dio d'Israele. Se avesse risposto negativamente (no, non occorre pagarlo, sarebbe stato tacciato di cospirazione o in un certo qual modo di rivolta contro il sistema vigente. Sarà questa l'accusa falsa che gli verrà contestata in ogni caso davanti a Pilato subito dopo l'arresto (Lc 23, 1 - 2). Una cosa comunque è indovinata sia nella versione di Matteo sia in quella di Luca relativa a questo passo: Gesù "non giarda in faccia a nessuno." Ciò significa che non ha soggezione e non conosce differenze fra gli interlocutori del suo messaggio quando deve proferire un monito o un insegnamento. Non si inibisce con nessuno quando deve dire quello che ritiene opportuno. E ne da' la dimostrazione concreta fornendo una risposta esaustiva e disarmante ai suoi lestofanti interlocutori, Perché, proprio voi che utilizzate queste monete, con il conio dell'imperatore Tiberio Cesare, tentate di mettermi in crisi con le vostre falsità e ipocrisie? Non dovreste voi opporvi anche al solo utilizzo, visto che recate nelle vostre tasche il simbolo pagano che voi stessi disprezzate? Comunque le pedagogie molto illuminati che scaturiscono dalla reazione di Gesù, possono riguardare due punti: 1) Fin quando un sistema politico sussiste, occorre rispettarlo e adempiere ai propri doveri come veri cittadini, quindi pagare il tributo a Cesare restituendo e lui quello che gli appartiene. Le tasse vanno sempre pagate. A tal proposito, Matteo ricorda un altro evento relativo al pagamento dei tributi: sebbene i sovrani riscuotano le tasse dagli estranei e non dai propri figli, e Gesù, come Figlio di Dio, sarebbe esentato dalla tassa sul Tempio, preferisce pagare ugualmente il tributo invitando Pietro a procurarsi il denaro dalla bocca di un pesce (Mt 17, 24 - 27). Preferisce non discutere intorno alle disposizioni vigenti e collaborare anch'egli ad un programma di edificazione della società nella fattispecie del tempio. Occorre sempre collaborare per il bene comune e per il buon andamento della società, corrispondendo tutte le imposte e ottemperando ad ogni obbligo di legge e del resto anche Pietro dirà "Temete Dio e rendete onore al re"(1Pt 2, 17). Rispettate le leggi civili ed essere puntuali con i propri doveri corrisponde anche a un atto di fede e di amore verso il prossimo, perché qualora non vi fossero disposizioni legali e si ometterebbe di pagare tasse e tributi, si cadrebbe tutti vittime di un sistema anarchico caos. No si disporrebbe di servizi sociali e di garanzie. Invece, collaborando con il pagamento delle imposte al bene comune si fa in modo che la società sia fornita di servizi ai cittadini, specialmente quelli più necessari quali ospedali e centri di assistenza. Il cristiano non può esimersi dai suoi doveri civici. Per estensione non può omettere di costruire una società più giusta esprimendo il proprio voto e la propria scelta ragionata in democrazia, 2) Ciononostante, l'aggiunta della pericope "E a Dio quel che è di Dio" invita a riflettere sul primato di Dio su ogni istituzione politica. L'imperatore infatti non è Dio e non va adorato in senso assoluto come si pretendeva al tempo dei Romani. Dio è piuttosto al di sopra dell'imperatore e di qualsiasi autorità umana e la sua Legge prevale su quella di qualsiasi istituzione. Il che significa che qualora il sistema vigente dovesse imporre una norma o una legge contraria alla morale o alla religiosità, diventa legittimo disobbedirvi. Non si può, in retta coscienza, approvare delle determinazioni istituzionali che violano i diritti fondamentali dell'uomo come quella dell'aborto e dell'eutanasia. Non è concepibile da parte credente approvare un legiferatore o un sistema che combatte la libertà di coscienza e di religione; né tantomeno chi legifera contro la vita e la dignità umana. Come afferma S. Tommaso d'Aquino, una legge oggettivamente ingiusta e contraria alla volontà di Dio, non è neppure una legge. Oggigiorno vi sono possibilità di obiezione di coscienza come reazioni di contrasto a ciò che è oggettivamente illecito. Ogni potere deriva da Dio fin quando persegue il bene di tutti e non legifera contro l'uomo. Perché come una moneta può recare il conio dell'imperatore, così l'uomo reca in sé l'immagine di Dio. |