Omelia (22-10-2026)
Missionari della Via


«Credere è entrare in conflitto», diceva David Maria Turoldo, e anche la Chiesa oggi ci dice che non dobbiamo temere i conflitti: «Il conflitto non può essere ignorato o dissimulato» (EG 226). Perché esiste il conflitto? Perché ci sono il bene e il male che insieme non possono coesistere. Dio, insomma, ci chiama a non essere neutrali, in qualunque luogo, anche in famiglia. Gesù ci parla di fuoco e di divisione per dire che chi lo segue diventa infiammato d'amore, uno che si spende per far divampare il fuoco che già Gesù ha acceso sulla terra, una persona che sa testimoniare la verità anche davanti agli affetti più teneri, perché sa che amare davvero ha a che fare con la verità. La divisione e il fuoco di cui parla Gesù non sono devastanti: il fuoco di Gesù è esigente, sì, ma è sempre un fuoco che salva, perciò brucia ciò che impedisce di amare. Il fuoco del mondo è diverso, è un fuoco che nasce dal basso, quello delle passioni disordinate, delle rivalità, delle gelosie, delle vendette. È il fuoco che divora, che distrugge, che lascia cenere.

«Com'è diverso l'incendio di Cristo, propagato dalla Chiesa, rispetto a quelli accesi dai dittatori di ogni epoca, anche del secolo scorso, che lasciano dietro di sé terra bruciata. Il fuoco di Dio, il fuoco dello Spirito Santo, è quello del roveto che divampa senza bruciare (cfr Es 3,2). È una fiamma che arde, ma non distrugge; che, anzi, divampando fa emergere la parte migliore e più vera dell'uomo, come in una fusione fa emergere la sua forma interiore, la sua vocazione alla verità e all'amore. Un Padre della Chiesa, Origene, in una delle sue Omelie su Geremia, riporta un detto attribuito a Gesù, non contenuto nelle Sacre Scritture ma forse autentico, che recita così: «Chi è presso di me è presso il fuoco» (Omelia su Geremia L. I [III]). In Cristo, infatti, abita la pienezza di Dio, che nella Bibbia è paragonato al fuoco. Abbiamo osservato poco fa' che la fiamma dello Spirito Santo arde ma non brucia. E tuttavia essa opera una trasformazione, e perciò deve consumare qualcosa nell'uomo, le scorie che lo corrompono e lo ostacolano nelle sue relazioni con Dio e con il prossimo» (Benedetto XVI).