| Omelia (21-10-2026) |
| Missionari della Via |
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La parabola del padrone che arriva "nell'ora che non immaginate" ricorda che la volontà di Dio non è un compito accessorio, ma il luogo dove si gioca la verità della nostra vita e il valore della nostra esistenza. L'ora dell'incontro ricorda proprio la morte, il momento in cui non possiamo più produrre nulla, rimediare a nulla, accampare scuse. Se non abbiamo amato non abbiamo la tavola pronta, faremo trovare solo distruzione e, invece di gioia, attorno a noi ci sarà gente afflitta che avremo fatto soffrire con i nostri peccati. Ecco perché ognuno raccoglierà quello che ha seminato. Se passi la vita a non amare ma a distruggere, raccoglierai le conseguenze di ciò che hai fatto. Hai creato l'inferno e perciò vivrai quello che hai costruito. Ancor di più se hai avuto responsabilità ti sarà chiesto conto del dolore che hai procurato. Noi spesso ci crediamo buoni perché non ci ubriachiamo, non picchiamo gli altri; sì, grazie a Dio forse non siamo ingordi e avari ma siamo ossessionati dalla realtà che deve essere a nostra immagine, litighiamo con i nostri familiari, sparliamo, creiamo fazioni. Queste non sono opere d'amore! Oppure usiamo un'altra tecnica: viviamo una vita a lunga conservazione, non ci doniamo. Per l'ansia di essere trovati mancanti, stiamo fermi, a mani vuote, viviamo come esseri non partecipi della vita. Ecco, anche questa è una vita sprecata, dimenticando che un giorno incontreremo Dio, colui che ci ha fatto un dono che abbiamo sprecato e di cui ci sarà chiesto conto! Il servo fedele non ama perché vive nell'ansia di un Dio che lo punirà, ma vive nella responsabilità, perché sa che ciò che gli è affidato non è suo, e per questo lo custodisce con cura. Chi ama fa un atto di obbedienza e libertà davanti all'amore. Non posso amare veramente se non sono libero dalla paura del padrone. «Per obbedire occorre essere liberi, trovarsi nella condizione di dire di no. [...] Per rendercene conto basta pensare alla dipendenza, all'essere legati a un'idea, a una sostanza (la droga), a un condizionamento che rende impossibile staccarsene: in questo caso di perdita della libertà è impossibile ubbidire, impossibile dire di no. Lo si può immaginare, ma mai realizzare perché dipendere significa non potere scegliere, e quindi nemmeno scegliere di ubbidire. [...] [Nell'obbedire] mi chiedo questo comportamento, non mi pare vantaggioso sul piano dei risultati, ma ha in sé un contenuto d'amore e dunque lo faccio. E di conseguenza non è solo un gesto libero, ma anche un gesto che permette di esprimere l'amore, che è il tipo di rapporto e di donazione umanamente più alto» (Vittorio Andreoli). |