Omelia (15-10-2026)
Missionari della Via


È strano come i profeti siano scomodi quando parlano ma comodi quando muoiono, anzi utilizzabili. Quanti vengono onorati e fatti centro di convegni, manifestazioni, pellegrinaggi, si costruiscono per loro persino monumenti e chiese, quando in vita sono stati perseguitati anche per il silenzio di coloro che ora li onorano. Un esempio vivente negli anni '70, in El Salvador, fu il vescovo Oscar Romero. La sua vita cambiò radicalmente quando vide un suo amico sacerdote, padre Rutilio Grande, ucciso perché difendeva i poveri. Da quel giorno, Romero iniziò a parlare con forza, a denunciare le ingiustizie, a difendere i contadini perseguitati; chiedeva conversione ai potenti, invitava i cristiani a non restare neutrali davanti al male. Era un profeta vivo, e come tutti i profeti vivi... dava fastidio. Come reagirono? I potenti lo accusavano di essere "politico". Alcuni cattolici lo criticavano perché "creava divisione". Molti dicevano: "Esagera, non è prudente". Esattamente come nel Vangelo: il profeta vivo disturba, il profeta morto si onora. Il 24 marzo 1980, mentre celebrava la Messa, il vescovo Romero fu ucciso da un colpo di fucile. Morì sull'altare, come un'offerta. Qualcuno diceva che anche nella Chiesa i santi si fanno sempre dopo il martirio dell'indifferenza; pensiamo alle persecuzioni di san Pio, ma anche a testimoni credibili come don Mazzolari, don Milani: ne hanno passate tante! A tutti noi è chiesta una coerenza fondamentale da Gesù. Anche nella Chiesa possiamo diventare porte che si chiudono agli altri, in tante maniere. Questa coerenza è chiesta ai pastori e alle guide, come lo erano i farisei, ma anche a tutti noi. Ogni cristiano è responsabile del sangue dei profeti e anche dell'accoglienza dei fratelli e sorelle. Sia come Chiesa che personalmente a volte riusciamo e altre no, non sempre siamo all'altezza dell'amore disinteressato di Dio. Oggi, perciò, preghiamo per la conversione dei nostri cuori, affinché possano prendere la misura del cuore di Dio.

«Nel mio Paese ho sentito parecchie volte di parroci che non battezzavano i figli delle ragazze madri, perché non erano nati nel matrimonio canonico: chiudevano la porta, scandalizzavano il popolo di Dio perché il cuore di questi parroci aveva perso la chiave della conoscenza. Di più, senza andare tanto lontano nel tempo e nello spazio, tre mesi fa, in una città, una mamma voleva battezzare il figlio appena nato, ma lei era sposata civilmente con un divorziato. Il parroco ha detto "sì, sì, battezzo il bambino ma tuo marito è divorziato, rimanga fuori, non può essere presente alla cerimonia!". E questo succede oggi, perché i farisei, i dottori della legge non sono cose di quei tempi: anche oggi ce ne sono tanti. Per questa ragione, è necessario pregare per noi pastori, perché non perdiamo la chiave della conoscenza e non chiudiamo la porta a noi e alla gente che vuole entrare. E la seconda conseguenza la dice il Vangelo: Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca". Questo è un atteggiamento corrotto e questa è la seconda conseguenza: quando si perde la chiave della conoscenza, sia nella gratuità della salvezza sia nella vicinanza di Dio sia nelle opere di misericordia, si arriva alla corruzione. E i pastori di quei tempi come finiscono? Tendendo insidie al Signore per farlo cadere nel tranello e poi poter accusarlo e condannarlo»
(Papa Francesco).

IL SANTO DEL GIORNO: SANTA TERESA DI GESÙ E LA PERSECUZIONE

Sì, Santa Teresa di Gesù (d'Avila) fu realmente ostacolata, sospettata e in parte perseguitata dalla Chiesa del suo tempo, attraverso diffidenze, accuse, controlli, proibizioni e umiliazioni molto pesanti. E questo rende la sua storia un esempio perfetto di ciò che Gesù dice sui profeti: i profeti vivi disturbano, quelli morti si venerano. Pensiamo che quando voleva fare un'opera di rinnovamento nel suo ordine, affinché vivesse con più radicalità, il Nunzio apostolico Filippo Sega, vi si oppose fermamente, la chiamò "Andariega", vagabonda, precisamente scrisse di lei: «Femmina inquieta, vagabonda, disobbediente e contumace che, a titolo di devozione inventava cattive dottrine, uscendo dalla clausura contro l'ordine del concilio tridentino e dei superiori, insegnando da maestra contrariamente a quanto san paolo insegnò ordinando che le donne non insegnassero». Questo accade nel 1577. Il 27 settembre 1970, Paolo VI proclamò Teresa di Gesù Dottore della Chiesa: fu la prima donna, insieme a Caterina da Siena, a ricevere questo titolo. Nel decreto, il Papa sottolineò che la dottrina di Teresa «risplende dei carismi della verità, della piena conformità alla fede cattolica e dell'utilità per l'edificazione delle anime». Aggiungeva poi un tratto decisivo: il carisma della sapienza, che rivela l'aspetto più affascinante e misterioso del suo essere dottore della Chiesa, cioè l'azione della divina ispirazione in questa straordinaria mistica. Teresa fu beatificata da Paolo V nel 1614, appena trentadue anni dopo la morte, e canonizzata da Gregorio XV nel 1622.