| Omelia (12-10-2026) |
| Missionari della Via |
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La parola di oggi è forte e salutare: Gesù non parla alle folle per rimproverarle, ma per risvegliarle. È come se dicesse: "State cercando segni spettacolari, ma non vi accorgete che il segno è già davanti a voi". Gesù non condanna il desiderio di capire ma la pretesa di un Dio che debba continuamente dimostrare qualcosa. È la tentazione di sempre: voler un Dio che risponda ai nostri criteri, ai nostri tempi, alle nostre aspettative. Un Dio a nostro uso e consumo che non ci tocca il cuore e non cambia la nostra vita, anzi, che non deve entrare nelle trame della nostra storia. Eppure Gesù vi è entrato profondamente, Dio ha assunto un corpo, è venuto in mezzo a noi. Questo è sorprendente, è un evento straordinario che si nasconde nell'ordinarietà della vita nascosta di Nazareth. Ecco lo stile di Dio, che ci può aiutare a capire come mai Gesù chiede di ricordarci il segno di Giona, di non chiedere altri miracoli, e come mai ci parli di una donna straniera, senza privilegi religiosi che compie un viaggio lunghissimo solo per ascoltare la sapienza. Giona non ha portato miracoli, ma ha annunciato una parola di conversione, e la donna è stata guidata da una sete di verità che la salva. Gesù ci provoca, come se ci dicesse: "E tu? Quanto sei disposto a muoverti per ascoltare Dio?". Gesù chiede unpassaggio alla maturità, da una fede miracolistica e quasi superstiziosa a una fede che si fa ascolto della sua voce. Se il segno è già davanti a noi, allora ciò che conta non è chiedere altro, ma lasciarci mettere in cammino come i niniviti e come la regina del Sud, passando da una fede che pretende a una fede che ascolta, accoglie e si converte. Dobbiamo perciò pregare per una generazione malvagia, che cerca superficialità. Non dobbiamo fare come Giona, il profeta controvoglia, che andò ad annunciare a un popolo che credeva spacciato. Noi non siamo una generazione spacciata, siamo una generazione chiamata a convertirsi, una generazione a cui è stato assicurato lo Spirito Santo: più grande di Giona. «Convinti, come Giona, della indifferenza al bene della città. Se nei nostri occhi abita questa sfiducia verso l'altro, l'esito è che lo costringiamo a rintanarsi. È la fiducia, che abita i tuoi occhi, a stimolare l'altro a uscire. A condividere con te le domande che lo abitano. C'è, vedete, un sommerso che non appare. Un sommerso di bene, di sacrificio, di generosità, di fatica quotidiana, di passione, di ricerca, di attesa che non appare. Bisogna avere occhi per scoprire dove abita oggi lo Spirito, oggi più di ieri» (don Angelo Casati). |