Omelia (11-10-2026)
don Alberto Brignoli
Quelli dei crocicchi

La Liturgia della Parola di oggi appare piena di forza e di speranza. A tutti i popoli oppressi dalla cupa ombra della morte, a tutte le genti che gemono per qualsiasi tipo di sofferenza, alle nazioni che giacciono sotto la coltre di polvere delle macerie della guerra, il Signore degli eserciti - ci dice il profeta Isaia - preparerà un banchetto di grasse vivande, di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Nessuno più sperimenterà l'indigenza, e ci sarà cibo per tutti.
Un ideale? Può darsi. Eppure - stando alla parabola che abbiamo ascoltato - è più facile che Dio riesca a dar da mangiare a tutta l'umanità, che vedere tutta l'umanità pronta a dire di sì all'invito di Dio al suo banchetto. Che Dio riesca a sfamare l'umanità, o che gli uomini di buona volontà di cui egli si serve preparino per ogni uomo un banchetto ricco e abbondante, importa ben poco a coloro che ne erano invitati. Forse, loro non hanno bisogno di un Dio che provveda loro da mangiare: loro "si sono fatti da sé", loro mangiano ciò che hanno prodotto, loro non hanno bisogno della carità di nessuno, per cui Dio può anche aspettare. Prima vengono i loro interessi e i loro affari: poi, se c'è tempo, si andrà pure al banchetto di Dio. E che Dio se ne guardi bene, dall'insistere nell'invitarli alle sue feste e celebrazioni, perché non ci pensano due volte a eliminarlo per sempre dalla loro vita, come hanno fatto con i suoi servi!
Del resto, nessuno ci obbliga a seguire Dio: siamo liberissimi anche di rifiutarlo, come gli invitati a nozze della parabola. Facciamo attenzione, però, perché questo Dio è potente: e il Vangelo di Matteo che ci ha accompagnato in questo anno liturgico, prossimo ad avviarsi alla conclusione, ce lo ha mostrato più volte. È un Dio che fa crescere spighe di grano anche in un campo disseminato di pietre e di rovi; è un Dio capace di fare un raccolto abbondante anche in un campo infestato dalla zizzania; è un Dio che tira fuori uva anche da una vite selvatica e abbandonata dai vignaioli, figuriamoci se non riesce comunque a portare a termine il banchetto di nozze del figlio anche se gli invitati si sono rifiutati di consumare quanto preparato per loro. Come fa? Semplicemente, inviando i suoi servi a rivolgere il suo invito ad altre persone, in un luogo molto particolare: i "crocicchi delle strade". Ma cosa sono questi "crocicchi delle strade"?
Così, di primo acchito, ci viene da pensare agli incroci, agli angoli delle strade, a quei luoghi delle grandi metropoli che si trovano sul retro e all'ombra dei grattacieli dove - come vediamo in molti telefilm polizieschi - vengono commessi nell'anonimato i più efferati delitti; oppure, dove si rifugiano i mendicanti e i senza tetto, gente di ogni tipo ("cattivi e buoni", come dice Matteo) in attesa che qualcuno passi e rivolga loro una parola di conforto o un aiuto materiale. Non solo: i "crocicchi delle strade" al tempo di Gesù erano quei punti in cui le vie, le strade delle città e dei villaggi terminavano per lasciare spazio ai sentieri sterrati che si addentravano nell'area rurale, fuori dalle città, dove le condizioni di vita non offrivano grandi prospettive. Oggi potremmo identificare i "crocicchi delle strade" con le periferie esistenziali dell'umanità, ovvero quei luoghi "ai margini" della vita, dove sono costretti a vivere frammenti di umanità privi di speranza. E forse non è un caso che il termine "crocicchi" richiami immediatamente la croce, quasi a dire che ai crocicchi delle strade troviamo tutti i crocifissi della storia...
È a questa "umanità dei crocicchi" che il re della parabola invia i suoi servi, certo di trovare gente disposta a sedersi a mensa per mangiare - foss'anche solo una volta nella vita - qualcosa di sostanzioso e succulento, come avviene in ogni banchetto nuziale che si rispetti. E la cosa più bella è che questo invito è rivolto in maniera incondizionata, senza previa richiesta di credenziali ai partecipanti, senza controllare la loro fedina penale e nemmeno il loro conto in banca, o la loro possibilità di fare regali preziosi al figlio del re. Niente di tutto questo: al banchetto nuziale possono entrare tutti, buoni e cattivi, purché vengano dai "crocicchi delle strade", da quegli "angoli di umanità" a cui i servi sono stati mandati per invitare tutti alla festa del Regno.
Qualcuno, alla fine, dal banchetto rimane inevitabilmente escluso: sono gli invitati della prima ora, quelli con il biglietto d'ingresso e le credenziali in mano, ossia quelli che sempre hanno pretese da avanzare con Dio; quelli che credono di essere più accreditati di altri e che pretendono di essere ripagati meglio degli altri perché credenti di lunga data; quelli che rispondono all'invito di Dio solo quando lo ritengano giusto loro e che magari, visto che al banchetto sono stati rimpiazzati da persone "ai limiti dell'umanità", cercano all'ultimo momento di intrufolarsi senza abito nuziale (con la tuta da lavoro, diremmo noi oggi) perché, troppo presi dai loro affari, non hanno avuto tempo di andare a casa a cambiarsi: ecco, a questi "pretendenti" Dio non può più aprire le porte, perché lo ha già fatto, per di più prima che a tutti gli altri, ma essi l'hanno rifiutato.
Se però, con questo, pensano che il banchetto verrà sospeso perché da loro boicottato... beh, si sbagliano di grosso: nessuno può fermare la forza del Regno di Dio, il quale continuerà la sua opera invitando al banchetto un'altra umanità, quella dei "crocicchi delle strade".
Quando dunque ci viene da pensare che, defilandoci da un'attività organizzata all'interno della comunità o peggio ancora boicottandola, riusciamo a fare in modo che essa non si realizzi, facciamo un bell'esercizio di umiltà e rileggiamoci questa parabola: ci farà tanto bene!