| Omelia (11-10-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Beati gli invitati alla cena dell'Agnello Parto da Sant'Agostino e dal Sermone n. 90 che afferma: "La tavola del Signore è predisposta per chiunque voglia partecipare ad essa. A nessuno viene proibito di avvicinarsi, ma l'importante è il modo di farlo". Questo è il grande insegnamento che Gesù offre nella parabola che andiamo meditando oggi. Gesù ci colpisce perché prosegue quel dialogo con quegli interlocutori, che qualche versetto prima del brano di questa domenica, hanno l'intenzione di catturare. La parabola di Domenica scorsa li aveva infastiditi e la reazione indispettita, è frenata dalla paura della folla perché lo considera un profeta. Gesù non indietreggia e con la pazienza che lo contraddistingue non si esime da offrire altre opportunità di conversione. Domenica scorsa la parabola della vigna. Questa domenica l'immagine delle nozze rimanda al tentativo di Dio di riconciliarsi con gli uomini che vengono invitati a partecipare alla gioia di questo matrimonio. Davanti a questo invito la libertà della creatura è garantita. C'è il rifiuto, come abbiamo visto per motivi molto materiali. Altri uccidono perfino gli inviati del Re. Siamo sulla linea della parabola di Domenica scorsa quando i vignaioli uccidono coloro che il padrone aveva inviato per riscuotere i frutti. In questo racconto il Re decide di inviare i servi per invitare tutti coloro che vengono incontro senza distinzione di cultura, condizione e anche coloro che non pregano e non hanno relazioni con Dio. Quando il Re entra nella stanza nuziale prova la gioia nel vedere questa risposta abbondante, ma anche scruta un tale che non aveva l'abito nuziale. Tutti sono invitati non importa quello che hai fatto nel passato importa l'animo pulito e il cuore contrito. L'ho già detto anche in altre prediche il ladrone pentito del Venerdì Santo ha risposto generosamente a quel biglietto di invito che era il Cristo in croce e davanti a quell'immagine ha pulito il suo abito nuziale che lo ha reso degno di partecipare alla gloria. Enrico Pranzini condannato a morte di triplice omicidio è sostenuto dalla di Teresina di Lisieux, che prima di diventare suora aveva interceduto per lui convinto che la sua preghiera e l'offerta di Messe avrebbe salvato l'anima di questi. La Santa carmelitana aveva una fiducia della misericordia fino a spingersi a credere che il criminale sarebbe stato salvato. Pranzini salito sul patibolo prima di morire strappò il crocifisso e baciò per tre volte le piaghe. Non disperiamo quindi a consegnare biglietti di salvezza a tutti in primis con la preghiera e chiediamo prima di tutto di essere capaci noi stessi di indossare il vestito delle nozze più importante quelle tra Dio e l'umanità. |