Omelia (11-10-2026)
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COMMENTO ALLE LETTURE
Commento a cura di Rocco Pezzimenti

1. Ecco il brano delle nozze regali. Il regno dei cieli è simile a un banchetto nuziale; il re, il Padre, fa una festa per le nozze del figlio e manda a chiamare gli invitati. Su tratta di una vera e propria chiamata, ma i chiamati non ascoltano. Mandò allora altri servi sottolineando come sia "tutto pronto". La risposta è disarmante perché ciascuno pensa ai propri affari, qualcuno addirittura a fare del male. Il racconto, infatti, è esplicito: chi se ne va al proprio campo, chi al proprio commercio, insomma ai propri affari. Non basta però, c'è chi addirittura oltraggia coloro che avevano portato l'invito e chi arriva perfino a uccidere i servi del Signore.

2. Il re, indignato, manda i suoi soldati per uccidere quegli omicidi e mettere a ferro e fuoco i loro beni. Poi, non volendo sprecare i preparativi già fatti, manda di nuovo i suoi servi a chiamare nuovi invitati, sottolineando che i precedenti non ne erano degni. I doni del Signore non vanno mai sprecati! Significherebbe ridicolizzare il suo amore. Se gli uomini non rispondono al suo invito, ci dice altrove, tirerà fuori persino dalle pietre i figli di Abramo. È da sottolineare che i rifiuti non vengono solo dai gravi peccatori, dagli omicidi, ma soprattutto da quanti, che noi diremmo persone normali, pensano prima di tutto ai loro affari, dimenticando il regno di Dio.

3. Sono proprio quelli che i ben pensanti giudicano i reietti che alla fine rispondono all'invito. Il testo sottolinea che invitarono "quanti incontrarono, cattivi e buoni". Fu così che la sala si riempì davvero in fretta. Come sempre capita in queste circostanze, ci fu pure qualche imbucato, magari un omicida o un affarista non pentito che si mescolò tra la folla che entrava. Il re se ne accorse: "Amico, come sei entrato qui senza avere l'abito di nozze?". Che caratteristiche avrebbe dovuto avere questo abito tra gente povera, straccioni e mendicanti? Sicuramente l'abito della verità e non quello dell'ipocrisia. Per gli ipocriti resta solo la possibilità di legare mani e piedi e di essere gettati nelle tenebre.

4. Il brano si conclude con una considerazione amara: "Molti sono infatti i chiamati, ma pochi gli eletti". Paolo, come ci ricorda nella lettura odierna, capì perfettamente il senso di questo brano. Sa di aver imparato a soffrire nella penuria e a gioire nell'abbondanza: "sono stato iniziato all'essere sazio e ad aver fame, all'abbondare e allo scarseggiare". Insomma supera ogni difficoltà, è capace di tutto, "per l'aiuto di colui che mi rende forte". Ringrazia, comunque, coloro che si sono preoccupati delle sue difficoltà.

5. San Paolo ricorda poi la bontà del Signore che prepara il banchetto. Il mio Dio non dimenticherà mai la vostra generosità nell'aiutare chi, come me, era nel bisogno. Sembra di ricordare il canto del Magnificat espressione di una fede sicura in chi può rovesciare persino le impalcature della storia - i potenti dai loro troni - perché è il padrone del tempo e dello spazio. Per questo soccorrerà "con magnificenza, in Cristo Gesù". È un richiamo alla nostra debole fede a fortificarsi per vincere i nostri stupidi egoismi.