| Omelia (07-10-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Rosario dolce catena che ci conduce a Dio Oggi la Chiesa ci invita a riscoprire la bellezza e la potenza del Santo Rosario. A volte rischiamo di considerare questa preghiera come un pio esercizio d'altri tempi, una formula ripetitiva o un obbligo stanco. Ma il Rosario non è una nenia vuota: è una scuola di contemplazione, un Vangelo a piccoli passi, una conversazione viva con Gesù attraverso lo sguardo e il cuore di Maria. Nel Vangelo contempliamo i misteri della vita di Cristo: la gioia dell'Incarnazione, la luce della predicazione, il dolore della Croce, la gloria della Risurrezione. Pregare il Rosario significa abitare questi misteri. San Giovanni Paolo II amava definire il Rosario il "compendio del Vangelo". Quando sgraniamo la corona, noi mettiamo i nostri passi, le nostre famiglie, le nostre fatiche quotidiane dentro la storia stessa di Dio. Come diceva San Bartolo Longo, «come due amici, praticando frequentemente insieme, sogliono conformarsi anche nei costumi, così noi, conversando familiarmente con Gesù e la Vergine... diventiamo simili ad essi». Per capire la forza di questa "catena dolce", guardiamo a un uomo che ha toccato il fondo ed è risorto grazie al Rosario: San Bartolo Longo, proclamato santo. Da giovane studente a Napoli, travolto dal clima anticlericalismo e deluso dalla vita, Bartolo era caduto in una crisi spirituale profonda, arrivando a praticare lo spiritismo e l'occultismo fino a definirsi, in un delirio di disperazione e depressione, un "sacerdote di satana". Era prigioniero di angosce, visioni terrificanti e pensieri di morte. Fu la grazia di Dio, attraverso l'incontro provvidenziale con un sacerdote domenicano, Padre Alberto Radente, a rimetterlo in piedi. Padre Alberto lo prese per mano e gli indicò l'unica via di scampo: l'abbandono a Maria attraverso il Rosario. Poi, la svolta decisiva avvenne a Valle di Pompei. Mentre Bartolo camminava in quei campi desolati nel 1872, tormentato dai rimorsi per il suo passato oscuro e chiedendosi come avrebbe mai potuto trovare la salvezza, sentì improvvisamente un dubbio lancinante sul suo futuro. In quell'istante, al rintocco delle campane di mezzogiorno, sentì risuonare nel profondo del cuore una voce netta e misteriosa: «Se propaghi il Rosario, sarai salvo!» Quella voce fu una scossa di luce. Bartolo capì: non solo si sarebbe salvato lui stesso aggrappandosi a quella preghiera, ma avrebbe salvato quella terra dimenticata. Mantenne la promessa. Si fermò a Pompei, ricostruì la fede dei contadini, fondò il celebre Santuario, le opere di carità, gli orfanotrofi e compose la celebre Supplica, definendo il Rosario quella «catena dolce che ci rannoda a Dio» Fratelli e sorelle, la storia di San Bartolo Longo ci dice che nessuno è mai troppo lontano dalla misericordia di Dio. Non importa quanto buio possa essere il passato o pesante il presente: la Madonna non ci respinge mai. Ripartiamo oggi da questa preghiera semplice. Quando la vita ci affatica, quando la depressione, l'ansia o lo sconforto ci assalgono, stringiamo tra le dita la corona del Rosario. Facciamo di ogni Ave Maria una rosa donata alla Madre, certi che quella catena d'amore ci tirerà fuori da ogni abisso e ci condurrà dritti al cuore di Cristo. |