Omelia (07-10-2026)
Missionari della Via


La richiesta "Insegnaci a pregare" è una domanda sorprendente, soprattutto nel contesto ebraico, dove la preghiera era parte integrante della vita quotidiana di un religioso osservante. Eppure, nei discepoli nasce un desiderio: imparare a pregare nello stile di Gesù. Avevano visto in Gesù un altro modo di stare davanti a Dio. Perciò, come i discepoli di Giovanni avevano ricevuto dal loro rabbi un modo di pregare, anche loro vogliono che Gesù doni la sua forma, il suo stile. Chissà quali preghiere insegnava Giovanni, visto che è preso come termine di paragone! Gesù insegna loro la preghiera delle preghiere, cara anche oggi a tutti i cristiani. Non solo perché è la preghiera insegnata da Gesù, ma perché non ripetiamo semplicemente parole: entriamo nella relazione filiale, impariamo a respirare come Gesù, a guardare il mondo come Lui, a desiderare ciò che Lui desidera. Oggi, in questi nostri esercizi quotidiani, vogliamo impegnarci a pregare il Padre nostro per qualcuno, includendo in questo "nostro" soprattutto coloro con cui abbiamo difficoltà. Sì, perché questa preghiera ci parla della fraternità e del perdono. Dio lo sa che abbiamo difficoltà a perdonare, perciò nella preghiera principale che ci insegna ci parla del "noi" e del "perdono", e ci dice che così viene il suo regno.

«Pregare non è chiedere cose: pregare è incontrarsi con te. Ma c'è anche un altro - e più ricco - possibile senso di quel "per": pregare in luogo di qualcuno, dar voce a chi non ha voce, né tempo, né possibilità o volontà di venire ai tuoi piedi; farsi carico non solo delle sue necessità, ma delle sue volontà, del suo essere, del suo amore o del suo disamore; della sua indifferenza o della sua ansia, della sua vita e della sua povertà che non trova le vie della preghiera»
(Adriana Zarri).

ORIGINI DELLA FESTA DEL ROSARIO

La storia della Madonna del Rosario nasce da lontano, da quel gesto semplice e luminoso con cui - secondo la tradizione - Maria consegnò a San Domenico il Rosario, nel silenzio del convento di Prouille, nel 1208. Era come mettere nelle mani della Chiesa una preghiera fatta di respiro, memoria e fiducia. Secoli dopo, nel 1571, l'Europa viveva un tempo di paura e incertezza. Mentre la Lega Santa affrontava la flotta ottomana a Lepanto, il popolo cristiano pregava. Quando la battaglia si concluse con una vittoria insperata, papa Pio V volle ringraziare Maria istituendo la festa della Madonna della Vittoria. Ma il suo successore, Gregorio XIII, comprese che quella vittoria non poteva essere ricondotta a un fatto militare: era il segno di un popolo che si era affidato. Per questo trasformò la festa nel titolo che conosciamo oggi, Madonna del Rosario. Non per celebrare un trionfo, ma per ricordare che, quando la vita si fa battaglia, il Rosario diventa un filo che ci riporta a casa, al cuore di Dio.