| Omelia (01-10-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Nel Vangelo di oggi Gesù compie un gesto sorprendente: non invia più solo i dodici apostoli, i leader ufficiali, ma allarga il cerchio a settantadue discepoli. Questo numero, nella tradizione biblica, indicava la totalità delle nazioni allora conosciute. Il messaggio è chiaro fin da subito: la missione non è il compito di pochi specialisti, ma è la vocazione di ogni cristiano. Ognuno di noi è chiamato, nessuno è escluso. A questo punto, però, molti di noi potrebbero fare un passo indietro e pensare: "Io non sono capace. Non ho fatto studi teologici, non ho il dono della parola, e la mia vita è confinata tra le mura di casa, della parrocchia o del lavoro. Come posso essere missionario?" Per rispondere a questa paura ci viene incontro la figura straordinaria di Santa Teresa di Lisieux, chiamata affettuosamente Teresina. Lei, vissuta nel silenzio di un monastero di clausura in Francia, morta a soli 24 anni, è stata proclamata dalla Chiesa Patrona Universale delle Missioni, accanto a un grande viaggiatore come San Francesco Saverio. Com'è possibile? C'è un aneddoto della sua vita che illumina perfettamente il Vangelo di oggi. Durante i suoi anni nel Carmelo, a Teresina venne affidato il compito di camminare e assistere un'anziana consorella, suor San Pietro, che era invalida, molto anziana e dal carattere estremamente difficile, spigolosa e lamentosa. Teresina doveva accompagnarla ogni sera dal coro al refettorio. Era un compito faticoso, fatto di piccoli passi, rallentati dai dolori della vecchia suora, che spesso la rimproverava persino se andava troppo forte o troppo piano. Teresina racconta che avrebbe potuto vivere quel servizio come una condanna o una perdita di tempo rispetto alle grandi cose della fede. Invece, decise di mettere in quel brevissimo tragitto tutto l'amore di cui era capace. Sorrideva alla consorella, le tagliava il pane con delicatezza, la trattava come se fosse Gesù in persona. Teresina capì che la missione non si misura dai chilometri percorsi, ma dalla quantità di amore che si mette nei piccoli passi quotidiani. Scriverà nei suoi manoscritti: "Nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l'Amore. Così sarò tutto..." Ecco il segreto dei settantadue discepoli che risuona nella vita di Teresina: la missione comincia dove sei tu adesso. Non abbiamo bisogno di attraversare l'oceano per essere inviati da Cristo. La borsa, la sacca e i sandali di cui liberarsi oggi sono i nostri giudizi, i nostri risentimenti, la fretta che ci impedisce di ascoltare chi ci sta accanto. La casa in cui entrare portando la pace può essere la nostra cucina, l'ufficio, il condominio. Andiamo allora, a due a due, sostenendoci a vicenda. Non preoccupiamoci se ci sentiamo piccoli o inadeguati. Come ci insegna la piccola via di Santa Teresina, la mietitura è molta, ma basta un piccolo passo fatto con infinito amore per fare spazio al Regno di Dio in mezzo a noi. |