| Omelia (27-09-2026) |
| don Lucio D'Abbraccio |
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La vigna aperta oggi Il Vangelo di oggi ci mette davanti uno specchio semplice. Da una parte ci sono le parole, dall'altra la vita vera. Un padre chiede ai suoi due figli di andare a lavorare nella vigna. Al primo dice: «Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna». La risposta è secca: «Non ne ho voglia». Ma poi, dentro di sé, quel rifiuto si scioglie: il figlio si pente, cambia idea e va. Al secondo viene chiesta la stessa cosa. Lui risponde subito, con belle parole: «Sì, signore». Ma poi non ci va. Restano parole vuote, portate via dal vento. Quando Gesù chiede: «Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?», la risposta è chiara: «Il primo». Con questa parabola così semplice, Gesù ci dice una cosa che riguarda tutti noi: la fede non è soltanto dire le cose giuste, è viverle. Quante volte assomigliamo al secondo figlio! Sappiamo rispondere bene, sappiamo dire «sì» a Dio con le parole più belle, e poi la nostra vigna resta lì, incolta. Il profeta Ezechiele ci consegna una parola di grande speranza: non siamo prigionieri dei nostri «no» di ieri. Se ci allontaniamo dal male e cominciamo a fare ciò che è giusto, salviamo la nostra vita. Dio non ci inchioda al passato. Guarda anche al passo che decidiamo di fare oggi. Pensiamo a un capitano che si accorge che la nave è finita fuori rotta. Non basta dichiarare ad alta voce di voler tornare sulla strada giusta. Deve prendere il timone e cambiare direzione, magari controvento e con fatica. Oppure pensiamo a chi coltiva un orto: non basta immaginare quanto saranno belli i pomodori da raccogliere. Bisogna zappare, togliere le erbacce, innaffiare, avere pazienza, anche quando non se ne ha voglia. La nostra fede può correre lo stesso rischio. Possiamo avere tante buone intenzioni, fare tante promesse, pronunciare tante belle parole. Ma il Signore ci chiede qualcosa di più: che quelle parole diventino gesti, scelte, vita. Per questo Gesù dice ai capi del popolo una cosa durissima: «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Non perché il loro peccato fosse poca cosa, ma perché, davanti alla predicazione di Giovanni, hanno creduto e hanno accettato di cambiare. I capi religiosi conoscevano la Legge, avevano visto, eppure non si sono lasciati cambiare. Ecco allora la preghiera del Salmo: «Ricòrdati, Signore, della tua misericordia». Ne abbiamo bisogno, perché nessuno di noi riesce sempre a dire «sì» a Dio. Tutti conosciamo la fatica, la debolezza, le cadute. Ma la misericordia di Dio ci permette di rialzarci e di ricominciare. L'esempio più grande ce lo offre san Paolo nella Lettera ai Filippesi. Cristo Gesù non si è limitato a parlare di amore: ha donato se stesso. Si è fatto servo, si è umiliato ed è diventato obbediente fino alla morte di croce. In Gesù non c'è distanza tra ciò che dice e ciò che fa. Il suo «sì» al Padre diventa dono della vita. Ma c'è una piccola parola del Vangelo che non dobbiamo lasciarci sfuggire: «oggi». Il padre dice: «Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna». Non domani. Non quando avremo più tempo. Non quando saremo migliori. Oggi. Forse ieri abbiamo detto qualche «no» a Dio. Forse abbiamo fatto promesse che non abbiamo mantenuto. Forse ci siamo fermati alle buone intenzioni. Il Vangelo di questa domenica ci dice che possiamo ancora cambiare rotta. Dio non ci chiede di riscrivere il passato. Ci chiede di cominciare dal presente. La vigna è ancora aperta. Il Padre ci chiama. E ci aspetta oggi. Amen. |