| Omelia (03-10-2026) |
| Missionari della Via |
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Il Vangelo introduce subito una rivelazione, ci dice qual è il frutto della missione: la gioia. I discepoli ritornano con gioia! Ultimamente, pensando alla gioia, ho creduto di volermi ribellare a una certa percezione della gioia. Dopo aver ascoltato il discorso di una persona fondamentalmente prepotente, ho pensato che spesso noi parliamo di gioia come ne parlano gli arroganti, cioè quelli che ottengono tutto ciò che vogliono, che possono comprare tutto, manipolare tutto, perciò parlano della gioia con una certa presunzione e si lamentano di quelli che piangono per i loro dolori. Ai prepotenti i pianti stancano, perciò quando ne parlano annunciano una gioia a buon mercato! Cosa può essere la gioia per chi cerca di ottenere tutto con la prepotenza e dopo che l'ha ottenuto se ne va in giro come un gaudente? Questa gioia non somiglia a quella di alcuni criminali che dopo aver ucciso qualcuno si riuniscono a brindare? Si può chiamare gioia il sottomettere qualcuno al nostro volere e assaporare la sua sconfitta? Gesù lo dice chiaramente: nella missione degli apostoli è un bene che il diavolo sia stato sconfitto nel nome di Gesù, ma vuole mostrare loro una gioia più grande: «i vostri nomi sono scritti nei cieli!». Questa gioia la possono capire veramente i piccoli e i puri di cuore! Siamo chiamati da Gesù ad essere gioiosi non perché i demoni si sottomettono o abbiamo potere su cose, persone o sulla natura; la nostra gioia è più profonda, è così "altra" che possiamo andare in giro con il volto di uno che sa che il suo nome è scritto nel cielo. La missione è proprio questo: testimoniare che anche nei dolori e nelle persecuzioni che incontreremo e che potranno anche farci piangere, la nostra vita e le nostre scelte dicono che il nostro nome è scritto nel cielo. È questa non è la gioia di coloro che hanno avuto tutto, ma la gioia vera, quella che abbraccia anche il dolore e porta al mondo il respiro di Dio. Come i bambini che anche quando cadano sanno di essere guardati, sanno che i loro nomi sono scritti nel cuore dei loro genitori. «La gioia cristiana non è fisiologica: il suo fondamento è soprannaturale, ed è al di sopra della malattia e della contrarietà. Gioia non è tripudio di sonagli o di ballo popolare. La gioia vera è qualcosa di più intimo: qualcosa che ci fa stare sereni anche se a volte il viso rimane serio» (Jose Maria Escriva). |