Omelia (02-10-2026)
Missionari della Via


In un mondo che educa sempre meno, queste parole di Gesù e quest'opera di correzione possono farci riflettere sull'importanza di non sprecare le occasioni della vita, che siano eventi o incontri. A volte lasciamo scivolare opportunità che avrebbero potuto cambiare la nostra storia. A volte teniamo a distanza persone che avrebbero potuto aprire spiragli nel nostro cuore con la loro testimonianza, ancorati alle nostre piccole sicurezze, alle abitudini, alle convinzioni che non abbiamo mai avuto il coraggio di mettere in discussione. Così, mentre la vita ci invitava a fare un passo, noi rimaniamo immobili. Capita così che ciò che non accogliamo sul momento non torna più. Questo è il cuore del rimprovero di Gesù: non farci scappare le occasioni per convertirci. Spesso non ci pensiamo abbastanza, ma quando non scegliamo il bene, lo stiamo disprezzando. Quando il bene ci visita con un incontro, un'occasione, un sogno, un invito, e noi ci voltiamo dall'altra parte, non stiamo voltando le spalle a un'idea ma a Gesù stesso che è venuto incontro a noi. La cosa dolorosa è che quando una persona chiude il proprio cuore sistematicamente, esso diventa come pietra, incapace di ricevere il bene: «Vi toglierò il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne» (Ez 36,26). Possiamo essere come coloro che persino di fronte a molti interventi di Dio non credono, perché non sono abituati ad accogliere il bene, perciò non vivono bene e fanno guai.

«"Il cristianesimo - dice il grande Wittgenstein - non è una dottrina, non è una teoria di ciò che è stato e di ciò che sarà dell'anima umana, bensì una descrizione di un evento reale nella vita dell'uomo. [...] In cosa consiste questo evento reale nella vita dell'uomo, davanti al quale anche il pensiero più risoluto è nulla? Cosa vuol dire "fare il cristianesimo"? Il cristianesimo è il legame che Cristo stabilisce con te [...] Ma affinché questa iniziativa di Cristo che ci precede possa attecchire, deve trovare accoglienza nell'uomo. Perciò non è un problema innanzitutto di sconoscenza, ma di libertà. È la lama della libertà! È nel filo sottile di questo desiderio, della verità, della sincerità di questo desiderio, che si gioca tutto. Si gioca la persona, perché nella libertà ciò che si gioca è la persona. Il disegno di Dio si compie inesorabilmente, ma ciò che si gioca è la persona, perché l'Eterno non può essere mio se non lo voglio, la felicità non potrà essere mia se non la voglio, la perfezione non potrà essere mia se non la voglio» (Luigi Giussani).