| Omelia (29-09-2026) |
| Missionari della Via |
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In questo giorno dove celebriamo la festa dei Ss. Arcangeli, il Vangelo ci presenta l'incontro di Natanaéle con Gesù. Sta scritto che «Natanaéle veniva incontro a Gesù». Era chiaro il suo desiderio di incontrarlo, di cercare di comprendere meglio ciò che gli altri gli avevano detto di Gesù. Quanto sono belle le parole che Gesù rivolge a Natanaele: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Questa esclamazione avviene poco dopo che Natanaele disse di Gesù: «da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?». Gesù non si è fermato ai primi dubbi di Natanaele su di Lui, ma ha visto la sua sincerità nel cercare la verità, la sua umiltà anche nel mettere in discussione ciò che fino ad allora aveva creduto. Natanaele è sorpreso da questa affermazione di Gesù al punto da dire: «come mi conosci?». Natanaèle si sente toccato nell'intimo, conosciuto in maniera profonda da Gesù. Questo è un processo che avviene nel segreto della nostra coscienza dove siamo visitati dallo sguardo di Gesù, che non è uno sguardo inquisitorio ma piuttosto ammirativo. Non c'è falsità in Natanaele; come sarebbe bello che Gesù potesse dire questo anche di noi! Gesù continua ad aiutare Natanaele in questa scoperta graduale dell'essere conosciuto e amato da sempre, e gli dice: «Ti ho visto quando eri sotto il fico». Cosa ha visto Gesù? Cosa meditava Natanaele? Fatto sta che a queste parole Natanaele fa la sua professione di fede «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Proprio da questo luogo interiore nascosto a tutti possiamo riprendere il dialogo con il Signore. È il grande passo che ci permette di conoscere meglio Gesù e, di conseguenza, noi stessi, perché, come disse sant'Agostino, «Egli è più intimo a noi di noi stessi». Si tratta dunque della nostra vita e della nostra anima, chiamata a entrare in un profondo contatto con la presenza del Signore, ad una conoscenza più vera di quanto andiamo cercando e desiderando. Che bello sapere che Gesù ci conosce da sempre, che ci ama da sempre, che non ha smesso mai di cercarci e di attenderci rispettando i nostri tempi. «Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret". Natanaèle esclamò: "Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?". Filippo gli rispose: "Vieni e vedi". Natanaèle contrappone alle parole di Filippo il suo pregiudizio sugli abitanti di Nazareth. La cosa più sbagliata che possiamo fare è accontentarci del pregiudizio, cioè chiamare Verità solo le convinzioni che si sono sedimentate dentro di noi. Non esiste modo migliore per conoscere la Verità se non quello di lasciarci mettere in discussione dall'esperienza: "vieni e vedi" gli dice Filippo. Sappiamo che Natanaèle accetta e proprio per questo incontrerà un uomo che gli avrebbe cambiato la vita, Gesù il Figlio di Dio. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se si fosse accontentato dei suoi pregiudizi. Molta gente rifiuta la fede perché si accontenta dei propri pregiudizi» (don Luigi M. Epicoco). |