| Omelia (26-09-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Guardare a Cristo sofferente con meraviglia Come è facile comprendere la figura di Gesù quando compie i miracoli come la guarigione di un cieco, sana la mano inaridita di un uomo, una liberazione da demoni oppure una moltiplicazione dei pani e dei pesci. Tutto questo porta ad avere uno sguardo pieno di meraviglia per le bellezze compiute. Com'è difficile invece comprendere il messaggio di un Dio che si fa crocifiggere per amore. Gesù, tuttavia, vuole rimandarci a quel grande segno di amore che è più importante ancora di ogni miracolo fisico compiuto: la Croce. L'abbiamo festeggiata qualche settimana fa. Oggi la Parola ci invita a comprendere che su quel legno ci è passato il Cristo e che questi lo aveva annunciato già ai suoi in mezzo all'incomprensione. La Croce è segno di quell'amore che dovrebbe spingerci ancor di più ad avere quei sentimenti di meraviglia nei confronti del Signore. Con la sua morte tutto prende senso anche la sofferenza. Appendendosi alla Croce mostra proprio questo il Signore che ogni cosa ha un significato perché lui è passato attraverso la prova della passione. Non scandalizziamoci quindi di un Dio che muore per amore come potrebbero fare Ebrei o i pagani, ma cerchiamo proprio di avere un cuore pieno di gratitudine perché per la nostra salvezza proprio Dio stesso ha voluto soffrire per donare al mondo il dono della resurrezione che trova nella Croce il passaggio obbligato. |