Omelia (27-09-2026)
don Michele Cerutti
Una fede non solo forma

Fratelli e sorelle, la Parola di oggi tocca il nucleo profondo del nostro rapporto con Dio. Gesù ci mette di fronte a due atteggiamenti esistenziali attraverso la parabola dei due figli.
Il secondo figlio risponde subito: "Sì, signore", ma poi non va nella vigna. Questo figlio rappresenta il rischio che corriamo tutti noi: quello di una religiosità formale, che nasce dalle nostre sole forze morali, dalle nostre leggi e dalle nostre strutture personali. Spesso pensiamo che la fede sia una lista di doveri da compiere, un dover essere per meritare l'amore di Dio. Ma questa risposta che viene solo dalla nostra testa o dal senso del dovere morale è un'illusione che si spegne al primo ostacolo, perché non poggia sull'esperienza viva della Grazia.
Il primo figlio, invece, risponde con un "No". È il no della nostra ribellione, della nostra carne, del nostro peccato. Eppure, in quel no, interviene qualcosa: "poi, pentitosi, vi andò". Che cosa ha mosso quel figlio? Non un semplice sforzo di volontà, ma la memoria dell'amore del Padre che lo ha spinto a convertirsi, a ritornare. I pubblicani e le prostitute passano avanti nel Regno di Dio perché hanno sperimentato il fallimento profondo del proprio "no" e, proprio nella loro povertà e debolezza, hanno lasciato che Cristo entrasse a risanarli. Hanno capito che Cristo ci precede sempre e che la vita cristiana non è uno sforzo titanico, ma l'accoglienza di un dono immeritato.
Questa dinamica splende in modo meraviglioso nella vita di san Charles de Foucauld.
Charles ha vissuto una giovinezza segnata da un no radicale a Dio. Ha cercato la felicità nell'affermazione di sé, nei piaceri mondani e nella carriera militare, eppure sperimentava un vuoto immenso. La sua conversione non è nata perché un giorno ha deciso di diventare un eroe della fede o un uomo impeccabile. È iniziata quando ha riconosciuto la propria cecità spirituale e ha gridato: "Mio Dio, se esisti, fa' che ti conosca".
L'aneddoto centrale della sua svolta si compie nella chiesa di Saint-Augustin a Parigi. Charles cercava risposte intellettuali, voleva capire prima di aderire. Ma il sacerdote, guidato dallo Spirito Santo, non si è messo a fare discorsi teorici. Gli ha detto semplicemente di inginocchiarsi, confessarsi e comunicarsi. In quel momento, Charles ha toccato con mano la misericordia di Dio nella sua carne. Ha fatto l'esperienza pasquale: si è scoperto amato proprio mentre era lontano. Da quel momento, l'obbedienza di Charles non è stata il peso del secondo figlio che obbedisce per dovere formale, ma la risposta d'amore di chi è stato salvato. È andato a vivere nel deserto, non per fare proselitismo o prediche morali, ma per essere una presenza silenziosa dell'amore di Cristo tra i fratelli più lontani, gridando il Vangelo con la sua stessa vita.
La conversione non è una scalata verso la perfezione in cui dobbiamo dimostrare a Dio quanto siamo bravi. Molti di noi vivono nella paura del giudizio o nella superbia di considerarsi già giusti. Ma il Signore oggi ci chiama a smettere di difendere la nostra immagine. Ci invita a stare in Lui, a riscoprire che la fede non è un'ideologia, ma un incontro reale che guarisce la nostra storia.
Chiediamo a Maria, lei che ha vissuto il "Sì" perfetto custodendo e meditando ogni parola nel suo cuore, di liberarci dall'ipocrisia dei passi formali. Domandiamo la grazia di accogliere l'amore gratuito di Dio, affinché la nostra vita possa accendersi della vera gioia pasquale, capaci di camminare e lavorare nella sua vigna con cuore libero e rinnovato.