| Omelia (27-09-2026) |
| Missionari della Via |
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Il Vangelo di oggi ci parla di conversione, della possibilità che gli ultimi, i peccatori, entrino nel regno dei cieli a dispetto dei presunti osservanti della legge. Infatti, le parole di Gesù sono rivolte ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, cioè quelli che pensano di essere giusti, che hanno il compito di essere pastori e responsabili. Gesù parla loro con la parabola dei due figli. La richiesta del padre per tutti e due i figli è uguale: andare a lavorare nella vigna. Il primo figlio, alla richiesta del padre, risponde subito di sì: sembra onesto e obbediente ma in realtà gli interessa solo compiacere suo padre a parole, mentre il suo cuore è lontano da Lui. È ammantato di ipocrisia. Quante volte anche il nostro atteggiamento è intriso di perbenismo esteriore: ci mostriamo bravi osservanti della legge, ci mostriamo esteriormente dei buoni cristiani ma è solo una maschera. Eppure «con Dio non si può barare, non serve a nulla coprire e fingere... Con Dio serve soltanto essere nella verità, vivere nella verità, fare la Verità. Non ci si salva infatti con l'apparenza, con le belle parole o con la veste del giusto: occorre essere giusti davvero, occorrono i fatti!» (card A. Comastri). «Chi si trova in questo stato deve avere il coraggio di pronunziare un "sì" autentico e non solo di superficie, un "sì" che non nasconda al suo interno un "no" reale e decisivo (card. Gianfranco Ravasi). Quanto è difficile per chi si sente giusto dinnanzi a Dio iniziare un cammino di conversione, di impegno, di ammissione delle proprie colpe, della propria ipocrisia, di non essere migliore di tanti altri. Tant'è che, con amarezza, alla fine Gesù dirà che è più facile che si converta un peccatore piuttosto che un presunto praticante, sicuro della sua giustizia, illuso di "fare un cammino". Abbiamo poi il secondo figlio: lì per lì nemmeno lui vuol fare ciò che gli dice il padre, ma la sua ribellione è solo iniziale. Ha un cuore sensibile, vicino a quello del padre anche se non lo sa. È capace di vincere la sua iniziale non voglia, di non fermarsi a ciò che gli piace o non gli piace fare, e sceglie ciò che è giusto fare anche quando costa! «In questo figlio si profila la categoria di molti ribelli, dei peccatori, degli indisciplinati per la legge e nel giudizio comune, capaci, però, di gesti generosi, pronti a far sbocciare un fiore di amore nel deserto della loro esistenza impura. Sono "i pubblicani e le prostitute" della spiegazione finale che Gesù aggiunge alla parabola. La voce del Cristo è un appello di conversione e di impegno anche per i ribelli perché, rinnegando il loro passato, si incamminino sulla strada del campo, cioè della vita nuova» (card. G. Ravasi). Comprendiamo, dunque, che l'invito alla conversione è per tutti e due i figli, da un modo di agire che spesso troviamo anche in noi, con i nostri sì e con i nostri no. Noi non siamo uno dei due figli ma siamo tutti e due i figli, e la nostra salvezza sarà quando riconosceremo in noi il peccato che rimproveriamo agli altri. Solo allora, e non prima, ci sarà possibile convertirci. Un santo monaco disse un giorno: voi venite in questa chiesa a chiedere a Dio che faccia ciò che voi volete. Io cerco di vivere in questa chiesa chiedendo a Dio di poter fare ciò che Lui vuole. È qui il punto: fare ciò che Dio vuole! PREGHIERA Signore, aiutami a dire sì alla tua volontà anche quando non mi piace, perché solo compiendola trovo la vera gioia e il mio vero bene. |