| Omelia (26-09-2026) |
| Missionari della Via |
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Il Vangelo di oggi ci dice che tutti erano ammirati dalle cose che faceva Gesù. I suoi discepoli avranno pensato che le cose si mettevano davvero bene. C'era ammirazione per Gesù, di conseguenza anche loro vivevano di luce riflessa. Loro lo seguivano. Erano partecipi di questo momento di gloria. Ma Gesù li conduce al risveglio annunciando loro la sua passione. Difficile per loro accettare ciò! Nel culmine dell'ammirazione una nube li avvolse, ma non era la nube dello Spirito Santo, era come una nube oscura, per loro era qualcosa di misterioso, al punto che preferirono non fare domande in merito. Quante volte è anche il nostro modo di agire: davanti alla nostra sofferenza o a quella di una persona cara, preferiamo fare finta di nulla; oppure cerchiamo di incoraggiare, dicendo che tutto si risolverà, anche quando la persona amata è in fin di vita, senza sapere se lo facciamo per noi e per l'ammalato. Insomma, tutto ciò che è sofferenza non deve essere oggetto di riflessione. Rischiamo spesso di sciupare certi momenti, certe occasioni che la vita ci dà, non facendo della sofferenza una maestra che ha tanto da insegnare! Ho incontrato un uomo ammalato, molto affezionato ai figli, a tal punto da non voler rivelare loro quanto la sua malattia andasse avanti. Aveva paura di farli soffrire, quando invece certe cose aiutano a maturare, a capire cos'è importante nella vita, ciò che vale veramente. Chiediamo la grazia di imparare da ciò che spesso vogliamo evitare. «Come potremmo mai capire, Signore? Noi che pensiamo a Dio come ad un'agente assicurativo che ci garantisce una vita felice e senza problemi? Noi che pensiamo che una vita realizzata sia una vita anestetizzata e piana, senza scosse, senza guai? Come potremmo mai capire la tua passione per Dio che ti spinge a osare, a contrapporti fino ad essere considerato un pericolo per gli scribi e i farisei? Noi che ci lamentiamo di tutto e consideriamo la fede un soprammobile? Come potremmo mai capire la tua determinazione silente e sofferta, di amante non corrisposto, noi che fuggiamo le emozioni troppo coinvolgenti? Allora tacciamo, non chiediamo, timorosi di fare brutta figura, facciamo finta di niente, ci accontentiamo di una fede da lavanderia, lavata e stirata, azzimata e profumata. Non capiamo il senso di quello che dici perché ancora non abbiamo capito quanto sia profondo, lungo, largo il tuo amore per noi» (Paolo Curtaz). |