| Omelia (25-09-2026) |
| Missionari della Via |
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«Gesù domandò loro: "Ma voi, chi dite che io sia?". Pietro rispose: "Il Cristo di Dio"». Nella cultura di oggi il sondaggio di opinioni lo si pratica dappertutto, in ambito politico e commerciale. Anche Gesù volle fare un sondaggio ma con fini educativi. Lo scopo di Gesù non era misurare il suo livello di popolarità ma aiutare i discepoli a guardare nel loro cuore. «La gente chi dice che io sia?», è una domanda esterna a noi ma Gesù compie un passaggio fondamentale dicendo: «Voi chi dite che io sia?». C'è un distacco abissale. Se prima per rispondere era bastato guardarsi intorno, ora i discepoli devono guardarsi dentro. È questa la domanda che Gesù oggi rivolge ad ognuno di noi: per te chi sono io? Chi è Gesù Cristo per me? Sull'onda dell'entusiasmo e per quello che abbiamo imparato al catechismo, sicuramente daremo la stessa risposta di Pietro: «tu sei il Cristo di Dio». Ora, è certo importante saperlo e studiarlo ma non è sufficiente, perché per conoscere veramente Gesù è necessario fare il cammino che ha fatto Pietro. Chi è Gesù si capisce soltanto lungo una strada, dopo una lunga strada, una strada di grazia e di peccato. Perché anche noi abbiamo bisogno di purificare l'immagine che abbiamo di Gesù: Egli non scansa la sofferenza, e così facendo ci insegna il cammino dietro a Lui. Noi non cerchiamo la sofferenza, ma questa prima o poi nella vita arriva e non c'è da pensare che Gesù non ci ami! Egli non ha promesso di evitarci la sofferenza, non l'ha evitata neanche Lui, ma ci ha promesso la sua presenza, la sua forza, la sua grazia. Nel 1955 andò in scena al Piccolo teatro di Milano, il dramma Processo a Gesù di Diego Fabbri. L'autore immagina una troupe di ebrei che dopo la Seconda guerra mondiale va in giro per rifare il processo a Gesù e vedere se fu condannato giustamente o ingiustamente. Ad un certo punto la separazione tra pubblico e attori cade e tutto diventa un unico palcoscenico. Si ricorda quando ad un certo punto dalla platea si alzavano di scatto delle persone e cominciavano a parlare con quelli sopra il palco. Ci si guardava straniti, la cosa sembrava sfuggire di mano. Dopo aver ascoltato i testimoni di allora, Caifa, Anna, Giuda, gli apostoli, anche questa volta la sentenza era di condanna. E l'argomento principale e che nulla era cambiato, che tutto continuava come prima. "Pronunceremo la sentenza" dice il presidente rivolto al pubblico: "ma vorrei chiedere prima a voi cristiani qui presenti: chi era, chi è per voi Gesù?" E a questo punto che tutto cambia. Si alza un sacerdote che era lì in incognito, la prostituita trascinata in teatro dal suo amante intellettuale, il giovane fuggito di casa e ognuno grida che è Gesù, il Figlio del Dio vivente e perché non può fare a meno di Lui. Si capisce allora che non è affatto vero che tutto è rimasto come era prima. E il presidente del tribunale conclude: "Perché non lo gridate forte dovunque e sempre quel che avete detto stasera? Tutti dovete gridarlo, tutti, perché altrimenti si ripete anche per voi quel che accadde per noi allora: di rinnegare, di condannare, di crocifiggere Gesù. Io debbo ormai proclamare che per noi ebrei non so se sia quel Messia che aspettiamo, ma è certo che Lui, Lui solo alimenta e sostiene da quel giorno tutte le speranze del mondo. E io lo proclamo innocente, martire e guida". E noi aggiungiamo: Signore, Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, Colui che è venuto a salvarci! |