Omelia (23-09-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo di oggi ci presenta il mandato missionario di Gesù ai suoi discepoli. Gesù ci propone uno stile nuovo, il suo stile. Prendiamo due aspetti di questo Vangelo: la povertà dei discepoli e il rifiuto che possono sperimentare. Gesù manda i suoi con un atteggiamento e un potere. Poveri ma ricchi. Non si tratta solo di un ossimoro che accosta due opposti, ma di una realtà profonda. Dio, infatti, ci rivela che la vera ricchezza passa attraverso il non possesso davanti alle cose, alle situazioni, alle persone; allo stesso tempo, ci dona il potere di manifestare la sua grazia nel mondo. Quando si parla di potere, spesso ci si spaventa e, procedendo per estremi, si afferma: "non dobbiamo esercitare il potere!". Invece non è così, tutti abbiamo un potere, una posizione di dono che dobbiamo esercitare: da genitori, da adulti, da anziani, da lavoratori, da consacrati. Il problema è che il potere, che deriva dalla grazia e ci dona una responsabilità, può essere gestito così male da renderci superbi. Perciò Gesù, con le bellissime espressioni di abbandono confidente, ci indica la via della libertà di cuore: il non possedere i luoghi, quella povertà che ti fa essere sempre bisognoso. Gesù dunque ci indica un'altra strada: il dono di sé, come poveri ma ricchi.

Il secondo aspetto è che i discepoli, chiamati a bussare nelle case, nei cuori di tutte quelle persone che incontreranno lungo il cammino, possono sperimentare un rifiuto. La tragedia non è il fatto che i discepoli sperimentino un rifiuto ma che Gesù non venga accolto. Tanta gente cerca la pace; la cosa strana è che quando questa viene annunciata viene spesso rifiutata! «Dire di no a Gesù, al suo amore, alla sua grazia, al suo Vangelo, questo è la vera tragedia. È più tragico rifiutare l'aiuto di Dio che essere nel peccato perché dal peccato con l'aiuto di Dio si esce. Noi abbiamo un potere: vanificare l'opera di Dio rifiutandolo» (don Fabio Rosini). Che il Signore ci dia da comprendere, sempre più, che solo accogliendo Lui noi accogliamo la vera pace; pace intesa non come assenza di problemi, ma pace nei problemi, qualunque essi siano!

Il maligno nella visione di San Pio

«Il nemico nostro [...] Egli si fa forte con i deboli, ma con chi l'affronta con l'arma in pugno diventa un vigliacco. Temete pure, ma di quel timore santo, voglio dire di quel timore che non va mai disgiunto dall'amore. Quando ambedue, timore ed amore, sono uniti tra loro si danno si danno come due sorelle l'un l'altra la mano per mantenersi sempre in piedi e per camminare sicuri nelle vie del Signore» (san Pio da Pietrelcina, Epistolario III, 77).