| Omelia (20-09-2026) |
| padre Paul Devreux |
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: "Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò". Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?". Gli risposero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Ed egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna". Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi". Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo". Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?". Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». È interessante questa parabola perché ci aiuta a capire meglio chi è il nostro Dio. Inoltre vuole aiutarci a discernere come io lo percepisco. Il fatto che chiama tutti a lavorare nella sua vigna dimostra che vuole bene a tutti. Non da importanza a quante ore lavoriamo ma al fatto che nessuno venga escluso. Dà una possibilità a tutti perché sa che tutti ne abbiamo bisogno. La vigna è il suo regno, è dove viviamo. La paga è uguale per tutti; un denaro. È quello che serviva per vivere una giornata; il famoso pane quotidiano della preghiera del Padre Nostro. Non dà in base ai meriti ma in base al bisogno di ciascuno. Nella sua logica il privilegiato non è chi lavora un'ora soltanto, ma chi arriva prima, perché è bello lavorare nella sua vigna. Ma veniamo a noi. Io come lo vedo questo padrone e come vivo questo lavorare nella sua vigna? Un privilegio, una cosa bella, che da senso alla mia vita? un'opportunità? O un dovere? Una fatica? Per rispondere a questa domanda basta che vedo qual è la mia reazione nei confronti degli operai dell'ultima ora. Se mi scandalizzo, lo trovo ingiusto, significa che vivo questo lavorare come un peso e il padrone come uno che pretende e mi toglie la vita. Se sono contento allora significa che ho conosciuto il Dio di Gesù Cristo, che mi ha chiamato per darmi la vita, e gioisco ogni volta che vedo che qualcun altra la sta ricevendo, entrando a far parte della vigna del Signore. Sant'Agostino disse: "Tardi ti amai, bellezza infinita!". Meglio sarebbe stato scoprirlo prima. Nel nostro mondo tutto è basato sui meriti, sulle capacità, sulla forza. Nel regno di Dio tutto parte dall'amore di un Padre, che ama i suoi figli ed è premuroso. Signore illuminaci e liberaci da ogni immagine negativa e falsa di te, retaggio di divinità pagane. Buona domenica |