Omelia (18-09-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo di oggi ci mostra Gesù che annuncia la buona notizia del regno di Dio. E poiché è una buona notizia, è per tutti: egli annuncia il Vangelo ai poveri, la libertà ai prigionieri, la vista ai ciechi (Lc 4,18). Ora, nessuna sorpresa che Gesù abbia dei discepoli al seguito, ma che avesse anche delle donne al suo seguito nessuno se lo aspettava! Le donne allora erano considerate ben poco, figurarsi andare in giro con uomini per annunciare anche loro, con la loro presenza, il regno di Dio! Tra queste donne spiccano tra di loro due nomi: Maria, chiamata Maddalena, liberata da sette demoni, che riconosciuta, perdonata, amata da Gesù ha trovato quello che da sempre cercava, e Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode, influente alla corte di Erode e capace di molte disponibilità. E poi altre ancora. Questo ci dice la diversità di coloro che seguivano Gesù e l'unità che in Lui si viveva. San Paolo dice che: «Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti si è uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28). Quanto ci interpella questa diversità capace di unità! Noi, nella nostra diversità, siamo capaci di vivere in comunione? In comunità siamo capaci di accettare il fratello, la sorella diversissimi da noi? O ci capita di fare spesso distinzioni?

«Oggi ammiriamo le donne che hanno seguito Gesù per Lui stesso, per gratitudine del bene ricevuto da Lui («erano state guarite da spiriti maligni e da infermità»). Non lo seguivano nella speranza di fare carriera in seguito. Questo è uno dei segni più sicuri dell'onestà e della credibilità storica dei Vangeli: il ruolo modesto che vi hanno gli autori e gli ispiratori dei Vangeli e lo straordinario ruolo che vi hanno le donne. La loro presenza accanto al Crocifisso e al Risorto contiene per noi un insegnamento vitale. La nostra civiltà, dominata dalla tecnica, ha bisogno di un cuore perché l'uomo possa sopravvivere in essa senza disumanizzarsi del tutto. Non è difficile capire perché siamo così desiderosi di accrescere le nostre conoscenze e così poco di accrescere la nostra capacità di amare: la conoscenza si traduce automaticamente in potere, l'amore in servizio. «La conoscenza riempie di orgoglio, mentre l'amore edifica» (1Cor 8,1).
Di fatto, nessuna donna fu coinvolta, neppure indirettamente, nella condanna di Gesù Cristo. Persino l'unica donna pagana citata nei racconti, la moglie di Pilato, si dissociò dalla sua condanna (cf. Mt 27,19). Certo, Gesù morì anche per i peccati delle donne, ma storicamente solo loro possono davvero dire: «Non sono responsabile di questo sangue» (Mt 27,24). Ci siamo sempre chiesti perché le pie donne furono le prime a vedere il Risorto e perché a loro fu affidata la missione di annunciarlo agli apostoli. La vera risposta è questa: le donne furono le prime a vedere il Risorto perché erano state le ultime ad abbandonarlo morto e, anche dopo la sua morte, andarono a portare aromi al suo sepolcro (cf. Mc 16,1). Con loro c'era Santa Maria: le madri non abbandonano un figlio, neppure se condannato a morte»
(p. R. Cantalamessa).