Omelia (17-09-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo di oggi ci presenta la misericordia di Gesù e la giustizia legalista di Simone il fariseo, incapace di vedere il dolore di una donna giudicata da tutti, lui compreso, come "una poco di buono". Il fatto si svolge a casa di Simone il fariseo: questi aveva voluto invitare Gesù a casa sua perché aveva sentito parlare bene di Lui, come di un grande profeta, e perché invitare a casa i profeti dava lustro e importanza alla propria persona. Si trattava dunque di una questione di prestigio e non tanto di apertura al nuovo e al cambiamento. Mentre si trovano seduti a pranzo, entra una donna conosciuta da tutti in città come una peccatrice. Una donna che sfida tutte le buone consuetudini, che trasgredisce i rituali consolidati, capace di dare ascolto al suo cuore inquieto. È spinta dal credere all'amore e alla misericordia di Gesù certa che non l'avrebbe disprezzata, né cacciata. Questa donna, per le leggi e la mentalità di allora, fa una cosa inaudita: senza dire una parola si mette ai piedi di Gesù e scoppia in pianto; bagna i piedi di Gesù con le sue lacrime, le asciuga con i suoi capelli, poi li bacia e li unge con un olio profumato. Quanta differenza tra l'atteggiamento di Simone e la donna! Mentre il primo giudica gli altri in base alle apparenze, pensando che se Gesù fosse realmente un profeta l'avrebbe riconosciuta e tenuta lontana, la donna con i suoi gesti esprime con sincerità il suo cuore. Il fariseo non concepisce che Gesù si lasci "contaminare" dai peccatori. Questo atteggiamento è tipico di un certo modo di intendere la religione: distinzione tra buoni e cattivi, tra puri e impuri, tra condannati e salvati. Invece la Parola di Dio ci insegna a distinguere tra il peccato e il peccatore: Dio odia il peccato ma ama il peccatore. Con il peccato non bisogna scendere a compromessi, mentre i peccatori - cioè tutti noi! - siamo come dei malati, che vanno curati, Domandiamoci dunque con sincerità e umiltà, quali sono le nostre ferite, le nostre malattie, le nostre fragilità per cui chiediamo la cura del medico celeste. Tante volte sono proprio queste che ci insegnano ad avere misericordia verso gli altri.

«Gesù, libero da pregiudizi che impediscono alla misericordia di esprimersi si lascia toccare dalla donna senza temere di esserne contaminato. Gesù è libero, perché vicino a Dio che è Padre misericordioso. E questa vicinanza a Dio, Padre misericordioso, dà a Gesù la libertà. Anzi, entrando in relazione con la peccatrice, Gesù pone fine a quella condizione di isolamento a cui il giudizio impietoso del fariseo e dei suoi concittadini - i quali la sfruttavano - la condannava: «I tuoi peccati sono perdonati». La donna ora può dunque andare "in pace". Il Signore ha visto la sincerità della sua fede e della sua conversione; perciò davanti a tutti proclama: «La tua fede ti ha salvata». Da una parte quell'ipocrisia del dottore della legge, dall'altra parte la sincerità, l'umiltà e la fede della donna. Tutti noi siamo peccatori, ma tante volte cadiamo nella tentazione dell'ipocrisia, di crederci migliori degli altri e diciamo: "Guarda il tuo peccato...". Tutti noi dobbiamo invece guardare il nostro peccato, le nostre cadute, i nostri sbagli e guardare al Signore. Questa è la linea di salvezza: il rapporto tra "io" peccatore e il Signore» (Papa Francesco).