Omelia (15-09-2026)
Missionari della Via


Sul Calvario, presso la croce di Gesù, «stava» Maria. Questo vuol dire che lei era a Gerusalemme e ha assisto a tutta la passione del suo Figlio Gesù. Sta scritto che sotto la croce non era sola; l'evangelista dice che: «Stavano pure sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala». Maria non era dunque sola, ma sotto la croce ella stava come madre di Gesù, e questo pone Maria in una situazione del tutto diversa dalle altre. A Maria sotto la croce fu chiesto di credere e perdonare.

Perdonare quando sentì il Figlio che diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23, 34). E lei perdonò.

E credere, credere alle promesse. «Ella credeva che Gesù era il Messia, il Figlio di Dio; sapeva che, se Gesù avesse pregato, il Padre gli avrebbe mandato «più di dodici legioni di angeli» (cf Mt 26, 53). Ma vede che Gesù non fa nulla. Liberando se stesso dalla croce, libererebbe anche lei dal suo tremendo dolore, ma non lo fa. Maria però non grida: Scendi dalla croce; salva te stesso e me! Maria tace. Umanamente parlando, ci sarebbero stati tutti i motivi, per Maria di scappare giù per il Calvario. Invece ella non scappò, ma rimase in piedi, sotto la croce, in silenzio, e così facendo è divenuta, in modo tutto speciale, martire della fede, testimone suprema della fiducia in Dio, dietro il Figlio» (p. R. Cantalamessa). Davanti all'esempio di Maria, chiediamo al Signore la grazia e la forza di non scappare dalle difficoltà della vita. Oggi viviamo in un'epoca dove si cerca in tutti i modi di fuggire dalla difficoltà. Vi sono genitori "spazzaneve" che fanno di tutto perché i figli abbiano una corsia preferenziale. Si impegnano in tutti i modi per cercare di risolvere i loro problemi, facendo così crescere, anche senza volerlo, giovani senza "spina dorsale", che alle prime difficoltà della vita che devono affrontare scappano o crollano. Impariamo noi per primi, e cerchiamo di educare gli altri a saper stare sotto la croce perché è lì che si matura e si impara ad amare.

«Ripenso al funerale di un ragazzo di 18 anni. Seguivano il feretro varie donne. Tutte erano vestite di nero, tutte piangevano. Sembravano tutte uguali. Ma tra esse ce n'era una diversa, una alla quale tutti i presenti pensavano, che tutti, senza voltarsi, guardavano di soppiatto: la madre. Era vedova e aveva quel figlio solo. Lei guardava la bara, si vedeva che le sue labbra ripetevano senza posa il nome del figlio. Quando i fedeli, al momento del Sanctus, si misero a proclamare: "Santo, Santo, Santo, è il Signore Dio dell'universo", anche lei, senza rendersene forse nemmeno conto, si mise a mormorare: Santo, Santo, Santo... In quel momento ho pensato a Maria ai piedi della croce» (p. R. Cantalamessa).