Omelia (14-09-2026)
Missionari della Via


Oggi festeggiamo l'esaltazione della s. Croce, cosa che a noi sembra alquanto strana: come possiamo festeggiare uno strumento di morte? Sì, perché ciò che per noi è morte in Cristo è diventato vita: la croce è diventata l'albero della vita! La croce da una parte parla di tutto l'amore di Dio per noi e dall'altra parte ci mostra la gravità del nostro peccato e la possibilità di perderci. La chiave di tutto il testo sono questi versetti: «E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». Queste parole sono un grido di amore verso ogni persona. Gesù parla a Nicodemo e parla di questo strano evento, un serpente di bronzo innalzato e gli israeliti costretti a fare un atto di fiducia: guardare quel serpente per essere salvati. Questo è l'invito che Gesù ci fa: avere fiducia in Lui! Smettere di pensare che Dio non ci ami, che non voglia il nostro vero bene. Il punto centrale è credere all'amore di Dio, che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio! Infatti il Figlio non è mandato nel mondo per condannare ma per salvare. Lui ha uno scopo: la nostra felicità. Quanto è difficile per noi credere all'amore gratuito di Dio. Spesso ci fermiamo davanti a Lui e dubitiamo del suo amore. Eppure, credere a questo amore significa sciogliere i nodi del nostro essere, tutti i nostri nodi esistenziali. Tutti noi conosciamo l'opera del tentatore che mette dubbi non solo su Dio ma anche su di noi: che siamo malfatti, che per noi non c'è futuro. E così non solo guardiamo male noi stessi ma pensiamo che Dio ci guardi come noi ci guardiamo! Il rimedio che noi abbiamo adottato? Cerchiamo di fuggire, di non farci guardare, ci nascondiamo come Adamo dopo aver peccato. Egli, infatti, pieno di paura pensava che Dio lo cercasse per punirlo e non per perdonarlo e amarlo! Ora, la luce è venuta nel mondo, e davanti alla luce della verità le nostre opere diventano visibili, tutte le nostre tenebre vengono smascherate dalla luce, nessuno di noi può stare davanti a Dio senza macchia. Tutti siamo poveri, ma la nostra decisione è se mettere le nostre povertà nella luce di Dio, se affidargli le nostre miserie perché Dio le possa perdonare, perché Lui le vuole perdonare! Accettare i propri limiti è saper stare nella verità e nell'umiltà. Ecco, in questo giorno noi dobbiamo proclamare, ricevere l'amore incondizionato di Dio. Lui viene solo per un motivo: per amarci, per coccolarci per spezzare le nostre catene, per farci capire la sua tenerezza!

«Il 14 settembre la Chiesa celebra la festa dell'Esaltazione della Santa Croce. Qualche persona non cristiana potrebbe domandarci: perché "esaltare" la croce? Possiamo rispondere che noi non esaltiamo una croce qualsiasi, o tutte le croci: esaltiamo la Croce di Gesù, perché in essa si è rivelato al massimo l'amore di Dio per l'umanità. È quello che ci ricorda il Vangelo di Giovanni nella liturgia odierna: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio Unigenito. Il Padre ha "dato" il Figlio per salvarci, e questo ha comportato la morte di Gesù, e la morte in croce. Perché? Perché è stata necessaria la Croce? A causa della gravità del male che ci teneva schiavi. La Croce di Gesù esprime tutt'e due le cose: tutta la forza negativa del male, e tutta la mite onnipotenza della misericordia di Dio. La Croce sembra decretare il fallimento di Gesù, ma in realtà segna la sua vittoria. Sul Calvario, quelli che lo deridevano gli dicevano: "Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce" (cfr Mt 27,40). Ma era vero il contrario: proprio perché era il Figlio di Dio Gesù stava lì, sulla croce, fedele fino alla fine al disegno d'amore del Padre. E proprio per questo Dio ha «esaltato» Gesù (Fil 2,9), conferendogli una regalità universale»
(Papa Francesco).