| Omelia (08-09-2026) |
| don Andrea Varliero |
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Nasce l'aurora Ho atteso l'alba ogni notte prima degli esami. Era così bello passare la notte insieme all'ultima riga, all'ultimo concetto. Ho atteso l'alba nelle notti in cui sono nati mio fratello e mia sorella, chissà perché le acque della vita si rompono sul far del mattino. Ho atteso l'alba dalla finestra dell'ospedale, quando ho salutato i miei cari, mentre se ne andavano nel silenzio della notte da questa vita. Ho atteso l'alba durante gli esercizi spirituali, dopo una notte infinita di preghiera, dopo le ore più dure di attesa. Ho atteso l'alba camminando al passo degli scout, ormai senza neanche più la stanchezza, verso il mare. Ho atteso l'alba nelle giornate mondiali della gioventù, per riprendere coscienza di trovarmi in mezzo ad una moltitudine umana. Ho atteso l'alba al Monte Sinai, dopo una notte tutta in salita nel deserto. Ho atteso l'alba a Gerusalemme, dopo una notte di veglia vissuta al Santo Sepolcro. Incontro l'alba al mattino d'estate, quando esco in bicicletta. Un vento improvviso annuncia l'aurora, gli uccelli e gli animali si svegliano insieme a lei, i campi di girasoli si voltano, la luce inonda ogni ultima ombra della notte. Nasce un nuovo giorno. È il momento più bello. Mi narra della speranza, di un giorno nuovo, una nuova possibilità. Oggi facciamo festa all'aurora, all'aurora della salvezza. Festeggiamo Maria, la sua nascita, la sua alba in questo mondo. Lei, aurora di salvezza. Nel ritmo del tempo, nel calendario liturgico, sono solamente tre le nascite che si festeggiano: la nascita di Gesù Cristo, il 25 dicembre, il sole che riprende il suo vigore dopo il lungo inverno. La nascita di Giovanni Battista, il 24 giugno, il sole che comincia pian piano a morire, per lasciare spazio ad un nuovo sole. La nascita di Maria, l'8 settembre: stiamo andando verso la fine di un raccolto, stiamo entrando in un tempo in cui la natura sfiorisce e perde le foglie, verso la fine di una stagione e di un mondo ormai vecchio. Ecco perché celebrare la vita è necessario: non è mica la fine del mondo, è l'aurora di un mondo nuovo. C'è bisogno di poesia per questo giorno. Di riprendere in mano le pagine più belle dei padri antichi: San Pier Damiani, Sant'Ambrogio, Sant'Agostino. C'è bisogno degli inni bizantini antichi. C'è bisogno di andare pellegrini alla Chiesa dei Santi Gioacchino ed Anna, alle porte del Tempio, a Gerusalemme: «Oggi, sulla terra, dalla natura terrena, Colui che un tempo separò il firmamento dalle acque e lo elevò in alto, ha creato un cielo; e questo cielo è di gran lunga divinamente più splendido del primo» (san Giovanni Damasceno). C'è bisogno di nutrire più fiducia nell'aurora, piuttosto che alla notte. Di avere più speranza nella nascita, piuttosto che nella morte. A cogliere i piccoli e grandi segni che qualcosa di nuovo sta nascendo. A ridare forma, grazie all'aurora. Tante volte, tutte le volte, ci rivolgiamo a Maria come Madre amorevole, come Addolorata che conosce il nostro stesso tormento. Oggi ci viene chiesto di prenderla tra le braccia, come una fragile bambina. A custodirla come una neonata. Aveste visto i ragazzi vivere il camposcuola insieme ad un bambino di neanche un anno: sono diventati tutti degli zii simpatici, si sono responsabilizzati, hanno fatto a gara per dare il meglio di loro stessi. Per un attimo hanno smesso il loro lamento egoista e si sono messi a giocare e a danzare, insieme ad un bambino. Dio riparte sempre dal più piccolo di casa, dai bambini. Oggi, riparte il mondo dal sorriso di una bambina. Nascerà l'aurora. E sarà un mondo nuovo. Una cosa, domando a tutti noi: di riprendere tra le braccia un bambino, una bambina. Cambia il mondo |