| Omelia (12-09-2026) |
| Missionari della Via |
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Nella prima parte di questo Vangelo Gesù ci parla di frutti buoni che aiutano a far capire la qualità di un albero; nello specifico, le parole di una persona aiutano a capire ciò che porta davvero nel cuore, perché la bocca parla della pienezza del cuore. Più chiaro di così! Dobbiamo però constatare che c'è un grande fraintendimento quando si parla dei frutti. La gente fa tante cose, costruisce, attira gente, e parla dei frutti che ha portato, delle cose belle che ha fatto. Ma i frutti dei quali parla Gesù e che tutti siamo chiamati a produrre con la nostra vita sono i frutti dello Spirito Santo: amore, gioia, pace, pazienza, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22). Domandiamoci: ci sono questi frutti nella nostra vita? E su quali ci sentiamo chiamati a crescere? Gesù, nella seconda parte del Vangelo, parla di uomini saggi e uomini stolti. L'uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia è colui che ha ascoltato e praticato la Parola del Signore. Una casa sulla roccia, cioè una vita fondata su Cristo, è ciò che ci fa resistere nelle tempeste di questa vita. Tutti ne attraversiamo: quante situazioni difficili, sofferenza, incomprensioni, amori traditi, lutti improvvisi. Tutto ciò ci mette a dura prova e il Signore ci invita ad avere fede per non far naufragio! Quanta gente conosco che è venuta fuori da situazioni difficilissime perché si è fidata della Parola del Signore! L'uomo stolto, invece, è colui che ha ascoltato la parola ma non l'ha praticata, finendo per fare naufragio alla prima difficolta della vita. Quante volte ci siamo ritrovati a fare tante cose che poi sono crollate miseramente. Noi spesso mettiamo in atto tante strategie che non portano da nessuna parte, tante soluzioni umane che alla fine non fanno altro che peggiorare le situazioni. Ci dimentichiamo di Dio, della sua Parola, della sua Provvidenza. A volte siamo simili a quelli che in un momento difficili promettono di cambiare vita, pensando che cambiare vita sia "truccarsi". Ma se rifacciamo il trucco la cosa non va avanti; cadrà. Con le apparenze, la vita cristiana cade. Ho conosciuto persone di buona volontà che hanno cercato di riunire giovani. Hanno trascorso belle serate insieme, hanno fatto anche dei pellegrinaggi ma in breve tempo tutto è passato, ognuno ha preso la propria strada; del cammino non è rimasto niente, perché tutto c'era tranne Gesù. Quante volte abbiamo pensato di fare della chiesa un'aggregazione sociale, proponiamo attività ludiche, iniziative varie, guardiamo i numeri, se una parrocchia ha più fedeli rispetto ad un'altra, come se i numeri fossero la verità! A che serve riempire una parrocchia se poi manca il Signore? Agli eventi spettacolari accorre tanta gente, ma poi? Il problema non è fare un evento ma creare una coscienza di fede! «Gli insegnamenti di Gesù sono conclusa dall'immagine dell'albero buono, che è tale perché produce frutti buoni, che invece non si possono raccogliere se l'albero è cattivo. Gesù richiama alla realtà e invita gli ascoltatori a discernere il vero dal falso discepolo in base al criterio dei frutti portati dalla sua vita. Non le parole, le dichiarazioni, le confessioni e neanche la preghiera bastano per dire l'autenticità della sequela di Gesù, ma occorre guardare al comportamento, ai frutti delle azioni compiute dal discepolo. Il cuore è la fonte del sentire, volere e operare di ogni essere umano. Se nel cuore c'è amore e bontà, allora anche il comportamento dell'uomo sarà amore, ma se nel cuore domina il male, anche le azioni che egli compia saranno male. Il discepolo è perciò chiamato all'esercizio del discernimento!» (Enzo Bianchi). |