Omelia (09-09-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo di oggi ci presenta le beatitudini, considerate, a ragione, la magna charta del popolo di Dio. Prima che un'esclamazione o un discorso rivolto ai credenti, le beatitudini parlano innanzitutto di Dio, manifestano in profondità il suo cuore. «Chi legge con attenzione il testo si rende conto che le beatitudini sono come una nascosta biografia interiore di Gesù, un ritratto della sua figura. Egli che non ha dove posare il capo è il vero povero; egli è il vero mite, il vero puro di cuore che vede sempre Dio. È l'operatore di pace, colui che soffre per amore di Dio» (Benedetto XVI). Con le beatitudini Gesù è sceso al centro di questa nostra umanità per dare un senso a tutto ciò che ci fa paura, che ci opprime; e perché le sue parole non fossero vane Egli stesso si è fatto povero, ha avuto fame, ha sofferto, è stato perseguitato. L'annuncio di Gesù è un annuncio di liberazione riguardante tutti i piani dell'esistenza umana, e la sua liberazione avviene attraverso la proposta e la pratica delle beatitudini. Gesù vive in prima persona ciò che propone a chiunque voglia seguirlo. Non ci si può rifugiare in un vuoto spiritualismo, fine a se stesso, dimenticandosi degli ultimi. L'intervento di Dio nella storia è concreto ed è a favore di tutti gli ultimi, dei poveri, degli scartati che il mondo ha reso invisibili. Il cammino delle beatitudini è per un cammino di pace, e non ci può essere pace se noi abbiamo quel di più che appartiene ai poveri! Solo una Chiesa che segue il suo Signore nel cammino delle beatitudini è capace di rispondere ai poveri che rimproverano a noi "benestanti" di guardare solo a una parte del mondo e non l'altra che soffre per non essere messi in crisi. Sì, per alcuni è meglio non guardare altrimenti bisognerebbe essere solidali. L'invito a convertirsi allo spirito delle beatitudini è rivolto ad ognuno di noi: altrimenti, come potremmo annunciare la bellezza del Vangelo e una liberazione agli ultimi se non ci mettiamo, con parole e opere, dalla loro parte? Domandiamoci: cosa abbiamo di più che potremmo donare e non solo beni in denaro, ma anche di tempo e di servizio?

«Gli uomini e le donne delle beatitudini sono le feritoie per cui passa il mondo nuovo. Beati voi, poveri! Certo, il pensiero dubita. Beati voi che avete fame, ma nessuna garanzia ci è data. Beati voi che ora piangete, e non sono lacrime di gioia, ma gocce di dolore. Beati quelli che sentono come ferita il disamore del mondo. Beati, perché? Perché povero è bello, perché è buona cosa soffrire? No, ma per un altro motivo, per la risposta di Dio. La bella notizia è che Dio ha un debole per i deboli, li raccoglie dal fossato della vita, si prende cura di loro, fa avanzare la storia non con la forza, la ricchezza, la sazietà, ma per seminagioni di giustizia e condivisione, per raccolti di pace e lacrime asciugate. E ci saremmo aspettati: beati perché ci sarà un capovolgimento, una alternanza, perché i poveri diventeranno ricchi. No. Il progetto di Dio è più profondo e più delicato. Beati voi, poveri, perché vostro è il Regno, qui e adesso, perché avete più spazio per Dio, perché avete il cuore libero, al di là delle cose, affamato di un oltre, perché c'è più futuro in voi. Beati i poveri, che di nulla sono proprietari se non del cuore, che non avendo cose da donare hanno se stessi da dare, che sono al tempo stesso mano protesa che chiede, e mano tesa che dona, che tutto ricevono e tutto donano. Ci sorprende forse il guai. Ma Dio non maledice, Dio è incapace di augurare il male o di desiderarlo. Si tratta non di una minaccia, ma di un avvertimento: se ti riempi di cose, se sazi tutti gli appetiti, se cerchi applausi e il consenso, non sarai mai felice. I guai sono un lamento, anzi il compianto di Gesù su quelli che confondono superfluo ed essenziale, che sono pieni di sé, che si aggrappano alle cose, e non c'è spazio per l'eterno e per l'infinito, non hanno strade nel cuore, come fossero già morti. Le beatitudini sono la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua felicità» (p. Ermes Ronchi).