Omelia (06-09-2026)
don Andrea Varliero
Dove due o tre sono in sinfonia nel mio nome

Ogni uomo e ogni donna vive di una propria, sincera, profonda e autentica spiritualità. Dio è presente nella vita anche del più ostentato bestemmiatore, anche nel più rigido tra gli atei. Non ho ancora trovato un essere umano privo di una domanda profonda come la vita, nessuno che nell'intimo non conosca cosa sia una preghiera. Forse non ha tempo, forse è di fretta, forse preferisce nascondere nel cassetto, forse è arrabbiato, ma quella domanda è ancora lì, presente. Cadute le grandi ideologie che pretendevano fiducia unicamente nel partito; caduta la granitica certezza nella scienza, che in quanto tale non può essere né granitica, né certezza; cadute le totalizzanti filosofie che hanno censurato Dio e il pensiero, che cosa rimane? Rimane un'umanità spirituale, fortemente spirituale, profondamente spirituale. Colgo segni di spiritualità anche solo a osservare la profonda devozione al fitness quotidiano. Colgo segni di spiritualità anche quando sono deformati in vessillo di identità. Dunque, tutto bene? No, non va tutto bene.
È una spiritualità che è declinata unicamente all'individuale e al singolare, per star bene con sé stessi, una spiritualità «mindfullness», che per un attimo mi possa sospendere dall'ansia estrema. Una spiritualità di un piccolo giardino interiore da custodire, difendendolo dal traffico del mondo, per sentirmi bene. Direi che anche la Messa tante volte è vissuta così, per star bene con sé stessi, ma perché sia esperienza di comunità, su questo ti sentiremo un'altra volta.
«Se tuo fratello», grida il Vangelo. Ecco, se c'è una parola provante che quella scrittura è ispirata da Dio e non può provenire dall'io, è proprio la parola «fratello». Quella domanda: «Dov'è tuo fratello?» non me la posso dare da solo, sicuramente non nasce da me. Anche Ezechiele profeta ripete quella che è ispirazione divina: di tuo fratello, di tua sorella, te ne chiederò conto. Il vangelo registra una pagina sulla correzione fraterna, sulla fraternità capace di dialogo, soprattutto quando è ferito. Non ci parliamo più, sono sempre i messaggini tra sordi a tamponare un abisso. Non riusciamo più a sostenere una critica, un modo diverso di essere, una visione altra, e allora tronchiamo, censuriamo, tagliamo. Ma dall'altra parte c'è il fratello, c'è la sorella. Una pagina straordinaria che mi insegna qualcosa di fondamentale: mi indica che la verità va affrontata, va detta, va comunicata. Che quel piede che mi pesti, mi fa male. Ma se quella verità non ci ha riavvicinati, se non è stata in grado di ricucire lo strappo, se non mi ha permesso di guadagnare un fratello o una sorella, allora non era nell'amore. La verità nella carità.
Mi indica che tutti vanno amati, che l'amore è necessario come l'accoglienza, ma non è amore se non c'è la verità. La carità nella verità.
Gesù riesce nell'impossibile a tutti noi: legare insieme l'amore per la verità, e la verità nell'amore. Proviamo a pensare a tutte le volte che abbiamo fallito nei rapporti umani: sono stati fallimenti dovuti ad una verità senza amore, e di un amore privo di verità. E se mio fratello non mi ascolta più? Sia per te come un pubblicano e come un pagano. Ossia: amalo ancora di più. Perché sono i pubblicani e i pagani quelli che più hanno gustato un buon pane spezzato insieme al Maestro; sono stati loro gli amati per i quali morire; sono stati loro, i casi disperati, ad essere accolti in quel banchetto di Vangelo.
«Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». Non è solamente un riunirsi quello di cui parla il mio Signore, è molto di più. Dove riescono ad essere sinfonia, dove c'è sinfonia tra due o tre, io abito con loro. Non siamo davanti al Dio della solitudine, ma al Dio della sinfonia. Ascoltiamo le sinfonie più belle mai create da musicisti umani, da Beethoven, Mozart, Haydin, Brahms, Mahler: sono così diverse dal rumore, così distanti dalla cacofonia, dalle stonature, dalle dissonanze. Ascoltiamo le sinfonie più belle: contengono il mondo, nessuno strumento musicale si annulla, anzi può esprimersi appieno. «Diversi strumenti suonano. Diversi strumenti suonano insieme. Una tromba non è un violoncello; un violoncello non è un fagotto. Il contrasto fra gli strumenti deve essere il più netto possibile, in modo che ciascuno mantenga il suo timbro inconfondibile. Il compositore deve scrivere la parte in modo tale che il timbro di ogni strumento raggiunga il suo massimo effetto». (Hans Urs Von Balthasar). Signore, ne faccio esperienza: quando c'è un breve momento di sinfonia tra di noi, lì ascolto da lontano il Paradiso.