| Omelia (08-09-2026) |
| Missionari della Via |
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Oggi festeggiamo la natività della Beata Vergine Maria. «La celebrazione odierna - scrive sant'Andrea di Creta - onora la natività della Madre di Dio. Però il vero significato e il fine di questo evento è l'Incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio (...). Questo è il giorno in cui il Creatore dell'universo ha costruito il suo tempio, oggi il giorno in cui, per un progetto stupendo, la creatura diventa la dimora prescelta del Creatore (...). La presente festa è come una pietra di confine fra il Nuovo e l'Antico Testamento. Mostra come ai simboli e alle figure succeda la verità e come alla prima alleanza succeda la nuova». Possiamo dire che Dio ha preparato da sempre una culla per il suo Figlio Gesù e questa culla è Maria! Per questo anche noi desideriamo che il nostro cuore sia la culla che accoglie Gesù. Avere un cuore riempito del suo amore, affinché la nostra vita diventi dono. Il Vangelo di oggi ci presenta la genealogia di Gesù Cristo. Un lungo elenco di nomi la cui lettura, ad uno primo sguardo superficiale, pensiamo sia quasi del tempo sprecato. Invece in questa lunga lista di nomi vi è contenuta la storia della salvezza. Vi sono uomini e donne cha hanno vissuto trionfi e miserie, momenti di peccato e grazia, di perdimento e redenzione. E proprio dentro questa umanità ferita Cristo si è incarnato, non ha avuto paura di mescolarsi e confondersi, di spogliarsi e umiliarsi. Questo ci dice che, messo nella mano di Dio, tutto concorre al bene. Quanto ci consolano queste parole! Anche se la nostra vita è ferita dal peccato, segnata da fallimenti, anche se il nostro cuore ci rimprovera qualcosa, Dio è più grande del nostro cuore. I nostri errori non sono mai la nostra verità: per quanto grandi siano non sono mai la nostra verità! Noi possiamo sempre ripartire, la nostra vita non è finita con le vicissitudini, con tutti i peccati commessi, ma questi, se lo vogliamo, diventano il luogo di incontro con Cristo, luogo di redenzione, luogo riempito della sua grazia. Il Signore non ha paura dei nostri peccati, lui vuol accarezzare le nostre ferite perché queste possano diventare le feritoie del suo amore. «Gesù "«venne fra i suoi". I suoi siamo noi, perché Egli non ci tratta come qualcosa di estraneo. Ci considera cosa propria, che Lui custodisce con cura, con affetto. Ci tratta come suoi. Non nel senso che siamo suoi schiavi, Lui stesso lo nega: "Non vi chiamo più servi". Ciò che propone è l'appartenenza reciproca degli amici. È venuto, ha superato tutte le distanze, si è fatto vicino a noi come le cose più semplici e quotidiane dell'esistenza. Infatti, Egli ha un altro nome, che è "Emmanuele" e significa "Dio con noi", Dio vicino alla nostra vita, che vive in mezzo a noi [...] Questo è evidente quando lo vediamo agire. È sempre alla ricerca, vicino, costantemente aperto all'incontro. Lo contempliamo quando si ferma a conversare con la Samaritana al pozzo... Lo ammiriamo quando senza vergogna si lascia lavare i piedi da una prostituta; quando dice, occhi negli occhi, alla donna adultera: "Non ti condanno" Cristo mostra che Dio è vicinanza, compassione e tenerezza» (Papa Francesco). |