Omelia (07-09-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo di oggi ci mostra due modi di vedere le cose: lo sguardo di Gesù e lo sguardo dei farisei. Gesù vede la sofferenza di un uomo. Gli scribi e i farisei vedono un caso da esaminare (se Gesù lo guarisce o meno in giorno di sabato). Per Gesù è occasione per curare, per amare, per guarire; per i farisei la sofferenza di quest'uomo dalla mano inaridita è occasione per accusare Gesù. Come è strano l'uomo! Spesso si è così chiusi nei pregiudizi, nei rancori che non ci si ferma neanche davanti alla sofferenza. Conosco gente che ha tagliato i ponti con altri parenti, con persone una volta amiche, così rancorose, dal cuore così indurito che neanche davanti alla malattia hanno deposto le armi della vendetta, del rancore, dell'odio o dell'indifferenza. Eppure a Gesù non importa dello sguardo accusatorio degli scribi e dei farisei, a Lui sta a cuore l'uomo, quest'uomo sofferente. È consapevole che la guarigione di quest'uomo gli avrebbe procurato problemi ma l'amore non si ferma davanti a ciò. Non c'è una legge che possa impedire di fare del bene. Davanti a questo Vangelo domandiamoci quale sguardo abbiamo sulle persone: quello di Gesù o quello degli scribi di questo Vangelo? La sofferenza della gente, anche quella meno simpatica, muove il nostro cuore alla compassione che si fa presenza?

«Nei Vangeli, molte pagine raccontano gli incontri di Gesù con i malati e il suo impegno a guarirli. Gesù non si è mai sottratto alla loro cura. Non è mai passato oltre, non ha mai voltato la faccia da un'altra parte. E quando un padre o una madre, oppure anche semplicemente persone amiche gli portavano davanti un malato perché lo toccasse e lo guarisse, non metteva tempo in mezzo; la guarigione veniva prima della legge, anche di quella così sacra come il riposo del sabato. I dottori della legge rimproveravano Gesù perché guariva il sabato, faceva il bene il sabato. Ma l'amore di Gesù era dare la salute, fare il bene: e questo va sempre al primo posto!» (Papa Francesco).