| Omelia (06-09-2026) |
| Missionari della Via |
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Il Vangelo di oggi ci presenta una delle opere di misericordia spirituale: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, purtroppo, questa cura del fratello è caduta in disuso. Spesso, quando vediamo l'errore di un fratello o una sorella, per rispetto umano, per indifferenza o per semplice comodità preferiamo "farci i fatti nostri" o diveniamo maldicenti, sparlando a destra e a manca. La Scrittura ci ricorda invece che non bisogna tacere di fronte al male. Nella Sacra Scrittura leggiamo: «Rimprovera il saggio ed egli ti sarà grato. Dà consigli al saggio e diventerà ancora più saggio; istruisci il giusto ed egli aumenterà il sapere» (Pr 9,8). C'è sempre bisogno di uno sguardo che ama, corregge e perdona come ha fatto e fa Dio con ciascuno di noi. È importante recuperare questa dimensione della carità cristiana. E Gesù ci istruisce nella correzione da fare indicandoci i passaggi necessari: innanzitutto ci parla di una colpa commessa contro di noi. Quando la mancanza è nei nostri confronti, il primo dovere non è la correzione ma il perdono. La correzione non è mai una risposta a caldo: rischieremmo non di cercare la verità ma di vendicare l'orgoglio ferito. Poi Gesù ci dice: «ammoniscilo fra te e lui solo». La cosa peggiore sarebbe correggere subito qualcuno in presenza di altri. La correzione si trasformerebbe in un processo pubblico. Sarà ben difficile che la persona accetti di buon grado la correzione. Perciò Gesù dice: «fra te e lui solo», anche per dare la possibilità alla persona di potersi difendere e spiegare. Molte volte, infatti, certe colpe sono ignorate o commesse senza malizia o vi è solo stata una cattiva interpretazione o incomprensione. Poi Gesù ci dice che se la prima correzione non è accolta, va fatta insieme ad altri due fratelli: ovviamente che parlino anche loro e che non siano solo testimoni muti! Se non ascolta neppure costoro sia anche l'assemblea a parlare. L'intervento prima di due fratelli e poi della comunità non serve per condannare ma per fare tutto il possibile per guadagnare il fratello alla verità e alla relazione comunitaria. Lo scopo della correzione, infatti, è quello di guadagnare un fratello. Ci farà bene chiederci: io perché correggo, per condannare o per guadagnare il fratello? Lo correggo perché gli voglio bene, perché voglio la sua salvezza? La correzione cristiana non è mai animata da spirito di condanna ma è mossa sempre dall'amore e dalla misericordia per il bene del prossimo. Non è certo il prurito di poter dire: "io te lo avevo detto!" o di mostrare agli altri i suoi torti, e neppure quello di scaricarsi la coscienza con: "io ti avevo avvertito"; lo scopo è sempre quello di guadagnare un fratello! E alla fine, per non pensare di essere sempre noi quelli che hanno sempre qualcuno da correggere, facciamo il nostro buon esame di coscienza e, se fatto bene e con sincerità, capiremo che anche noi abbiamo bisogno di essere corretti, forse anche di più di altri! PREGHIERA Salvami dal diventare uno stolto che non accetta la Tua correzione, uno stolto che recalcitra davanti ad essa, uno stolto che non vuole accettarla come una benedizione (S-ren Kierkegaard). |